Deforestazione, in Mali si combatte con le case di fango

Una tecnica costruttiva della Nubia viene insegnata ai muratori maliani per la realizzazione di abitazioni economiche e a impatto zero. Ogni casa di fango salva cinque alberi e migliora la vita dei suoi abitanti

1 minuti di lettura
PER RISOLVERE il problema della massiccia deforestazione in Mali la popolazione sta rispolverando la tecnica costruttiva delle case in mattoni di terra cruda. Oggi gran parte delle abitazioni nei villaggi poveri di questo stato africano è realizzata con semplici strutture in legno e lamiera ondulata ma il costo dell'acciaio è molto alto e questo tipo di abitazioni crea problemi respiratori agli abitanti.

Lo stile maliano dell'architettura in fango risale al XIII secolo con moschee e case dai tetti piani molto suggestive, tuttavia le costruzioni che stanno prendendo piede in questo periodo sono prese in prestito da un Paese al lato opposto del continente africano.

Le case di terra cruda con il tetto a cupola che stanno costruendo in modo intensivo oggi in Mali, infatti, sono realizzate nello stile della Nubia, una regione dell'Egitto meridionale. Ogni casa salva la vita di cinque alberi che altrimenti verrebbero tagliati per la struttura portante e fa risparmiare agli inquilini i soldi necessari per l'acquisto della lamiera.

L'autocostruzione della propria abitazione è facilitata dalla semplicità delle regole dell'architettura a volta e nel reperire il materiale necessario alla fabbricazione dei mattoni. Le case in fango oltre a essere a impatto zero sono anche più confortevoli di quelle in legno e lamiera in quanto il calore è trattenuto dalla massa della parete. Gli ambienti interni di questo tipo di alloggi risultano molto più adatti al clima caldo e secco di quelli delle vecchie abitazioni.

Anche l'ufficio maliano dell'Associazione la Voûte Nubienne promuove questa tipologia edilizia perché riduce il rischio di malattie respiratorie legate alle temperature altissime nelle abitazioni e organizza dei corsi di formazione per muratori specializzati in case di fango. Moussa Diarra, il coordinatore locale della Ong spera di innescare un meccanismo socialmente sostenibile e un mercato locale con la diffusione di questo tipo di alloggio: "Ci vorrà molto tempo per raggiungere questo obiettivo, ma sono fiducioso che l'iniziativa avrà successo", ha dichiarato.
 
Il progetto ha ottenuto un riconoscimento dalla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici come modello di architettura capace di ridurre le emissioni di carbonio in atmosfera.

(*) della redazione di Rinnovabili.it