E a Gorizia l’irrequieta Lucy diventò per un errore la prima vittima della Guerra

Nel giorno in cui, cent’anni fa, l’Europa iniziò la sua odissea bellica che durò fino al 1918 riemerge il caso della contessa Christalnigg

Nella notte del 10 agosto 1914, una signora elegante è al volante di una macchina, in compagnia solo del suo cane (pochi giorni prima, il 28 luglio, erano iniziata ufficialmente la Grande guerra). Si trova in una strada deserta e buia, vicino a Bovec, e si sta dirigendo a gran velocità verso Gorizia. Quando si imbatte in un gruppo di uomini armati, la donna non sa che sta per diventare la prima vittima della Grande Guerra sul fronte dell’Isonzo.
La storia di Lucy Christalnigg sembra un film, e invece è una storia vera, che aveva suscitato grande scalpore sui giornali dell’epoca, ma poi è stata dimenticata a causa del disastroso conflitto.
Nell'estate del 1914 Lucy aveva 42 anni, ed era ben nota a Gorizia, dove risiedeva con il marito in una bella villa a Valdirose, oggi appena oltre il valico della Casa Rossa. Era un personaggio fuori dal comune: quando non andava in città a cavallo, ci andava in macchina, guidando personalmente.

Non era solo una delle primissime donne a guidare l'automobile, ma era anche una pilota da competizione: nel 1908 aveva vinto il Wanderpreis dell'Automobile Club della Carinzia al volante di una Itala. Ma Lucy era anche una persona irrequieta, sempre in movimento, insoddisfatta.

Nata Lucy Bellegarde, era sposata con il Conte Oscar Christalnigg,
lontanamente imparentato con i Coronini di San Pietro di Gorizia. Avevano casa nel maniero di Eberstein, ma anche un’abitazione a Klagenfurt, oltre la villa di Gorizia che chiamavano Villa Liebenwald bei Görz.
I contadini di Eberstein si lamentavano della condotta di Lucy al volante, e le autorità non erano da meno: sia in Austria che nel Regno d’Italia, la contessa aveva collezionato una serie di multe, tutte per eccessiva velocità. Il marito Oscar era appassionato di caccia e di cani, e faceva quello che tutti gli austriaci facevano a Gorizia: se la prendeva comoda.
Gorizia nel 1914 era una destinazione turistica per gli aristocratici e la borghesia dell'Impero, molti vi avevano una seconda casa, e molti altri la sceglievano per passare gli anni della pensione.
C'erano un cinema, un teatro, un tram elettrico, diversi giornali in italiano e in sloveno, molti Caffé in stile viennese, e negozi ben forniti. Nei Giardini Pubblici suonava spesso la banda cittadina, e la zona di Valdirose era rinomata per i suoi hotel e ristoranti. Le guide turistiche avevano iniziato a chiamare Gorizia "la Nizza Austriaca": erano anni di benessere per la città, ma non sarebbe durato.

La contessa Lucy Christalnigg


Il pericoloso viaggio notturno di Lucy era direttamente collegato allo scoppio delle ostilità con la Serbia. I giornali non parlavano d'altro in quei giorni. L'atmosfera in città era eccitata, c'erano cortei di giovani che venivano dai paesi ad arruolarsi, nella caserma di Piazza Grande, e altri che partivano per il fronte.
I giornali e i placcati sui muri erano pieni di istruzioni e regolamenti, si proibiva l'espatrio ai giovani in età militare, si raccoglievano soldi per le famiglie, si cercavano volontari per la Croce Rossa.
La banda militare accompagnava i giovani alla stazione, e cortei di persone gridavano "Abbasso la Serbia" e "Viva la Triplice Alleanza"": all'epoca l'Italia era ancora considerata un alleato, o - nel caso peggiore - un Paese neutrale. Anche questo non sarebbe durato.
A Gorizia, la Croce Rossa aveva iniziato a organizzare un nuovo ospedale militare. Lucy, che faceva parte del comitato locale della Croce Rossa, si era offerta di trasportare dei materiali sanitari - e soprattutto un'automobile - da Klagenfurt a Gorizia.
Era partita da Klagenfurt la sera del 9 agosto, con due macchine, e per motivi mai chiariti la partenza era stata ritardata fino alla sera tardi. In una macchina c'era il suo autista, e una certa signorina Anna Stainer, probabilmente una sua aiutante, e nell'altra macchina Lucy con il suo fidato cane, che la seguiva sempre nei viaggi in macchina. Quella sera però il cane non voleva imbarcarsi in macchina, così dopo alcuni tentativi la contessa lo aveva legato con una redine da cavallo. Lucy aveva chiesto e - pare - ottenuto il permesso di percorrere la strada senza fermarsi ai posti di blocco, che erano stati collocati lungo le strade principali e i confini.
Fu così che nella notte tra il 9 e il 10 agosto Lucy si venne a trovare nella prima delle due macchine dirette a Gorizia. Verso la mezzanotte aveva attraversato il Passo del Predil, che collega Tarvisio a Bovec, e stava procedendo a gran velocità. Poco dopo l'abitato di Serpenizza, la strada diventa diritta e attraversa una zona isolata. Lì c'era una pattuglia di Landsturmer.
Non è mai stato chiarito cosa accadde in quel momento, ma Lucy certamente passò senza fermarsi davanti ai militari, perché dopo pochi secondi fu colpita alla nuca da un colpo di fucile. La pallottola era arrivata da dietro, perforando addirittura un baule, colpendo la testa e uscendo dalla fronte. Ma si dice anche che il cadavere fu trovato con il piede sul pedale del freno.
La seconda macchina sopraggiunse poco dopo, fornendo ai militari tardive spiegazioni sul motivo del viaggio, e forse sul salvacondotto di cui si dice la contessa fosse munita. La pattuglia comunque non era stata avvisata.
La storia di Lucy sarebbe già drammatica se si limitasse alla sua tragica morte, ma c’è di più. Dopo lo sparo fatale, i militari ricevettero l'ordine di non toccare niente fino all'arrivo di una commissione di ufficiali da Trieste, e questo includeva il povero cane, ancora vivo e legato al corpo della Contessa. Iniziò così una lunga attesa, prima di notte e poi anche sotto il sole di agosto, sulla strada di Serpenizza. Solo alla sera la salma fu rimossa, e trasportata al cimitero di San Pietro, dove all'indomani avrebbe ricevuto sepoltura provvisoria - in attesa del trasferimento in Carinzia.
L'11 agosto - mentre la guerra si stava allargando a Francia e Inghilterra - Gorizia era tappezzata da necrologi, e tutti i giornali riportavano la notizia della disgrazia. Al funerale si incontrarono, forse per l’ultima volta, tutti i notabili della Gorizia Austro-Ungarica. Nessuno immaginava che la città sarebbe presto diventata un campo di battaglia.
Seguirono anni terribili. Con l'attacco da parte dell'Italia, Gorizia divenne terreno di scontro, e la popolazione civile a ondate lasciò la città, diretta verso i freddi campi profughi della Stiria. Alla fine, anche quella guerra finì, e lentamente i goriziani ritornarono a quello che restava delle proprie case. Valdirose era completamente distrutta, attraversata da trincee e fili spinati. Villa Liebenwald, era anche essa distrutta.
Gorizia, ormai italiana, non fu più la meta delle vacanze dei ricchi austriaci, e molti dei protagonisti degli anni anteguerra non vi fecero più ritorno. Un'altra epoca, completamente diversa, doveva cominciare, e lentamente si perse anche il ricordo della Nizza Austriaca e della storia tragica di Lucy Christalnigg.
Adesso, una croce di pietra sorge sul luogo della disgrazia, a Serpenizza, sopravvissuta a due guerre. E sul luogo di Villa Liebenwald sorge il ristorante Da Sterk.
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