Bonaccini: «Il clima è la sfida decisiva Noi primi in Europa per la ricerca»

Il governatore delinea le politiche mirate per l’agroalimentare«Ingenti finanziamenti in campo. Fico? Serve il rodaggio»

MODENA Ci sono il Parmigiano e il Lambrusco, ma ci sono anche duecento progetti di ricerca già finanziati. Lo sa bene il presidente della Regione Stefano Bonaccini, che indica nella ricerca dell’equilibrio tra innovazione e tradizione l’arma vincente per il futuro dell’agrifood emiliano-romagnolo.


Presidente Bonaccini, qual è oggi il peso dell’agroalimentare in regione?

«È un settore chiave dell’economia emiliano-romagnola. Un patrimonio fatto di conoscenza e altissima professionalità, capace di coniugare tradizione e innovazione. Un’eccellenza confermata nei numeri: il comparto dà lavoro a circa 72 mila addetti, per un valore della produzione che nel 2019 si è attestato sui 4,2 miliardi di euro. In questo quadro, Modena è, dopo quella di Parma, la seconda tra le province dell’Emilia Romagna più vocate all’export agroalimentare. Non solo: come certifica il Rapporto Ismea-Qualivita 2019, Modena occupa la seconda posizione anche nella classifica delle province italiane con il maggior impatto economico dei prodotti di eccellenza Dop e Igp, per un valore che supera i 680 milioni solo per il comparto del food».
Oggi il settore ha due “nemici”: da una parte i cambiamenti climatici, e dall’altra l’allontanamento dei giovani.

Cosa può fare la Regione?
«Stiamo attuando politiche mirate, sostenute da ingenti finanziamenti, per aiutare le imprese a essere più competitive sui mercati, dare una spinta all’innovazione e rafforzare l’integrazione di filiera. Il tutto con l’obiettivo della sostenibilità e della riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni. Mi limito a ricordare alcune cifre: siamo al primo posto in Europa, con oltre 50 milioni di euro, per le risorse destinate ai progetti di ricerca e innovazione, circa 200 quelli finora finanziati. Quanto ai giovani, dal 2015 ad oggi abbiamo finanziato la nascita in tutta l’Emilia Romagna di 1.563 nuove imprese condotte da under 41, investendo complessivamente oltre 130 milioni di euro, di cui circa 60 milioni come premio di primo insediamento e quasi 73 milioni come aiuti ai piani di sviluppo aziendali. In provincia di Modena, oltre 180 aziende guidate da giovani hanno ricevuto finanziamenti, per un totale di quasi 17 milioni di contributi».


Quali interventi avete messo in campo per contrastare l’impatto del Covid?
«Intanto mi faccia dire che l’intero comparto agroalimentare merita il “grazie” di tutti noi: hanno fornito un servizio essenziale sempre, anche durante la fase più dura dell’emergenza, con una serietà e una abnegazione encomiabili. Dopodiché abbiamo cercato di fare davvero il possibile per sostenere il settore. È notevole la quantità di risorse che abbiamo mobilitato per reagire alle situazioni critiche che negli ultimi tempi hanno pesantemente condizionato il comparto agricolo, dalla cimice asiatica alle gelate della scorsa primavera, per finire con la pandemia, che ha frenato l’export e messo in crisi la filiera Horeca, e cioè alberghi, ristoranti e catering. Dal 16 ottobre al 30 giugno scorsi abbiamo erogato complessivamente alle imprese agroalimentari regionali oltre 550 milioni di euro: un’iniezione massiccia di liquidità a vantaggio di circa 42 mila beneficiari».
La volontà di valorizzare le eccellenze del territorio ha dato vita ad esperienze come quella di Fico, che però ha avuto una risposta inferiore alle aspettative.


«La scelta di Bologna e dell’Emilia Romagna per fare impresa e realizzare un progetto ambizioso come quello di Fico rappresenta un’altra conferma della capacità attrattiva della nostra regione, dove negli ultimi anni sempre più grandi gruppi italiani e stranieri decidono di investire. Come per tutti i progetti di ampio respiro, anche per Fico è necessario un periodo di rodaggio, soprattutto dopo un evento come la pandemia, che ha impattato pesantemente sugli spostamenti delle persone, condizionando fortemente questo percorso di crescita e sviluppo che stava procedendo a buon ritmo. Sono convinto che i vertici di Fico siano già impegnati sulla ripartenza, in un comparto nel quale credo che la qualità possa continuare a fare la differenza».


Quali sono le nuove sfide che l’Emilia Romagna dovrà affrontare e vincere?
«L’agricoltura e più in generale l’agroalimentare made in Emilia Romagna hanno davanti a loro buone prospettive di sviluppo se riusciremo a far convivere ancora di più la grande tradizione dei prodotti di qualità con una crescente spinta verso l’innovazione e la sostenibilità. Penso ad esempio alle straordinarie opportunità offerte dall’agricoltura di precisione. Così come dobbiamo sapere affrontare con politiche ancora più incisive la sfida del cambiamento climatico, le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Accanto a queste scelte strategiche vanno poi potenziati gli strumenti per l’internazionalizzazione delle imprese e la valorizzazione delle nostre eccellenze sui mercati di tutto il mondo». —

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