Gelate, funghi e lockdown «Ma l’agrifood emiliano è ancora traino nazionale»

L’assessore regionale Mammi: «Anno da dimenticare per le nostre campagne Eppure le esportazioni hanno sfiorato i 7 miliardi e l’occupazione è cresciuta» «La pandemia ha influito pesantemente sulle venditedi prodotti Igp e Dop,le nostre eccellenze»

MODENA Volendo partire dagli aspetti negativi, c’è solo l’imbarazzo della scelta: tra cimice asiatica e funghi, gelate tardive e guerra dei dazi - per chiudere “solo” con la pandemia Covid - l’elenco è talmente ricco da far vacillare il più inguaribile degli ottimisti. Eppure i dati dicono altro. Perché non è da tutti registrare un +3% nell’occupazione - soprattutto femminile - così come non è da tutti sfiorare i sette miliardi di valore delle esportazioni dopo un 2019 che definire “complicato” farebbe sorridere qualsiasi agricoltore.

L’Emilia Romagna, insomma, può guardare con orgoglio ai risultati ottenuti l’anno scorso nel settore dell’agroalimentare. Lo sa bene l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, che parte dai dati del rapporto 2019 per guardare alle sfide future:

«Senza dubbio quello passato è stato un anno complesso per la produzione agricola - spiega - in particolare a causa della cosiddetta “guerra dei dazi” che ha toccato la filiera del Parmigiano e per una serie di congiunture complicate sull’ortofrutta, dovute a fitopatie, cimice asiatica e andamento avverso della stagione.

Ci sono però anche dati che confermano trend positivi del passato: in particolare, l’incremento dell’occupazione agricola, con 72mila lavoratori che valgono un aumento del 3%, che diventa 30% se prendiamo in considerazione l’occupazione femminile». Numeri migliori delle attese, così come quelli di un export «che cresce del 4,7% - riprende Mammi - raggiungendo il valore di 6,8 miliardi, con un+17,9% per il mercato dei cereali. E’ un valore che rappresenta oltre il 10% dell’export complessivo regionale ed è pari al 16% dell’intero export agroalimentare italiano, confermando il ruolo di traino dell’Emilia Romagna per l’intero sistema nazionale».

Per quanto riguarda i Paesi che acquistano i nostri prodotti, la Germania si conferma il principale mercato di esportazione, con una quota del 17,37%.
Dati che però non devono far dimenticare le diverse ombre che minacciano il futuro: «I problemi da aggredire sono tanti - riprende l’assessore - soprattutto per la filiera della frutta, da tempo in difficoltà per la crisi del mercato e per le fitopatie, ma anche per il cambiamento climatico che quest’anno ha portato a gelate tardive».
In particolare, nella Bassa a soffrire sono soprattutto le pere, colpite da un fungo - la maculatura bruna - che ha messo in grossa difficoltà le produzioni.

Ma cosa possono fare le istituzioni per sostenere le aziende agricole? «Dal punto di vista tecnico - riprende Mammi - è già operativo un gruppo di lavoro fitosanitario per affrontare i problemi legati alle malattie, mentre dall’altra parte stiamo accelerando sul fronte degli indennizzi per i danni del 2019. La cosa più importante, però, è mettere in campo un grande progetto di rilancio: penso soprattutto alla pera emiliano-romagnola, per la quale la Regione è disponibile a sostenere economicamente un progetto di valorizzazione che coinvolga tutti gli attori». Un impegno che vale soprattutto per la nostra provincia, che nel primo trimestre 2020 ha registrato un forte calo delle esportazioni, con un -4,8% per un settore che nel 2019 ha esportato prodotti per 1,3 miliardi di euro.


Problemi a cui dalla primavera scorsa si è aggiunta anche la pandemia Covid-19, «i cui effetti hanno colpito pesantemente il settore agroalimentare - spiega ancora l’assessore - mentre il lockdown ha influito pesantemente sulle esportazioni, tanto che nel 2020 non avremo i numeri dell’anno scorso». A influire negativamente sul mercato è stato anche il crollo del turismo: «Meno stranieri in Emilia Romagna - riprende Mammi - vuole anche dire meno consumo di prodotti Dop e Igp, uno dei punti di forza della nostra regione. Ora si tratterà di utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione dal governo e dall’Europa. Questo momento tragico ci lascia una consapevolezza in più - chiude l’assessore - il Covid ci ha insegnato che per le persone la salute e il cibo sono diventate una priorità. Il nostro sforzo deve essere quello di promuovere una cultura diffusa del valore del comparto agroalimentare, che in troppi casi è dato per scontato».


Del resto, tutelare l’agroalimentare vuole anche dire tutelare il territorio: «I tanti prodotti tipici di qualità che vanta Modena e che ne fanno un’eccellenza internazionale - spiega Alessandra Filippi, assessore del Comune di Modena con delega all’Agricoltura - significano anche cura del territorio, che risulta essere più sicuro e resiliente. La tutela e lo sviluppo di una buona agricoltura- aggiunge Filippi - da valorizzare anche promuovendo i prodotti a chilometro zero, vuol dire anche tutela del paesaggio, ricerca di armonia tra la comunità degli umani e l’ambiente, bellezza e piacevolezza dei luoghi e, perché no, attrattività turistica». —
<SC1038,169> RIPRODUZIONE RISERVATA

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi