«Cremonini investe in economia circolare con rifiuti zero»

Luigi Scordamaglia, Ad della società Inalca del Gruppo di Castelvetro, parla dell’impegno per ridurre l’impatto sull’ambiente nel settore carni

CASTELVETRO Chi ha inventato l’industria della carne è un modenese, l’imprenditore Luigi Cremonini, che guida da 58 anni il suo Gruppo di Castelvetro a fatturare oltre 4,4 miliardi di euro con 18.500 dipendenti grazie a una serie di marchi nei settori distribuzione, produzione e business in ambito alimentare. Il Gruppo Cremonini da anni investe per la sostenibilità della produzione e su questi temi non si sottrae Luigi Scordamaglia, 54enne Ad Inalca, l’azienda principale del Gruppo, ma anche consigliere delegato di Filiera Italia, ora divenuta fondazione che associa insieme a Coldiretti 71 grandi player dell’agroindustria con l’ambizione di dare corpo a un modello nuovo per l’agro alimentare.


«In Italia - afferma Scordamaglia - c’è stato un misunderstanding, un malinteso sull’agroalimentare, tacciato di essere un settore poco innovativo ma la realtà è l’opposto. Da Expo 2015 il modello italiano in cinque anni è diventato un riferimento nel mondo, un leader globale di agroalimentare sostenibile per esempio nel packaging, per la riduzione dell’utilizzo di risorse ambientali a partire dal settore agricolo».


Possiamo fare qualche esempio specifico?


«Tanti credono che l’agricoltura sia ancora quella del contadino che gira per i campi con il vecchio trattore e non si rendono conto, per esempio, di come ora si lavori in Bonifiche Ferraresi con i terreni georeferenziati e la digitalizzazione che ha portato all’agricoltura servizi satellitari o macchine dotate dei software più avanzati».

Ora svesta i panni di dirigente di Filiera Italia e indossi quelli di Ad Inalca.


«Inalca - risponde l’Ad Scordamaglia - in Filiera Italia è la capofila della filiera della carne e la sua attività si fonda su due principi basilari: piena integrazione di filiera e sostenibilità. Piena integrazione significa, per capirci. che se un nostro concorrente da un bovino macellato riesce a produrre 300 articoli, noi arriviamo a 3mila venduti in 70 Paesi nel mondo: questo significa autentica ottimizzazione di ogni singola parte nel mercato mondiale che la valorizza di più e di conseguenza la possibilità di pagare un prezzo più alto all’allevatore».


In tema di sostenibilità Inalca ha chiuso un accordo con Eni e Havi Logistics per la mobilità con energia da fonti rinnovabili e altri sono in divenire.


«Troppo spesso si parla di mobilità elettrica come dell’unico futuro possibile per il trasporto sostenibile, dimenticando che questa opzione è al momento applicabile solo nel settore automobilistico. Nel campo del trasporto su camion e della trazione agricola, il biometano, nella forma liquefatta (GNL), è ora l’opzione più concreta per migliorare la sostenibilità ambientale nelle tratte di trasporto a medio e lungo raggio. Un esempio perfetto di economia circolare sostenibile in cui il nostro Paese può essere leader a livello globale: biomasse da una produzione agroalimentare con zero scarti, la trasformazione in biometano con la migliore tecnologia esistente e il suo utilizzo nelle stesse flotte di camion per la distribuzione del food».


L’obiettivo è un’economia circolare a rifiuti zero.


«Presto sarà così per tutti. Non ci si potrà sottrarre e chi saprà produrre minimizzando gli impatti ambientali sarà premiato dal mercato. Non solo: nei bilanci aziendali dovranno entrare queste voci dal momento in cui si saranno inviduati criteri e strumenti per una misurazione oggettiva e leggibile in etichetta dell’impatto sull’ambiente. Noi abbiamo già cominciato a farlo riportando l’EPD (dichiarazione ambientale di prodotto) sull’etichetta di nostri prodotti». —

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