Luca Borsari (Coldiretti) «L’agroindustriale ha retto al Covid ma subisce il clima: il governo ci ignora»

«Abbiamo mantenuto i fatturati però condizioni meteo cimice, dazi, embarghi e Brexit ci stanno flagellando»

Riconoscere all’agricoltura il valore di risorsa economica e sociale equivale a salvaguardare il territorio. E dal punto di vista della biodiversità agroalimentare come il nostro territorio nessuno mai. Forte di oltre 40 marchi di tutela (dop e igp) l’Emilia Romagna è infatti medaglia d’oro in Europa. Anche e soprattutto grazie alla provincia di Modena. «Vantiamo eccellenze dalla pianura all’Appennino», sottolineava lo scorso febbraio Luca Borsari, presidente di Coldiretti Modena.

Un inciso che nel termine in coda, Appennino appunto, sembra individuare la parola chiave. «Il costante confronto con le amministrazioni dell’Appennino è per noi una priorità. L’obiettivo? Incentivare la collaborazione attiva affinché le aziende non abbandonino la montagna». Parole di Borsari pronunciate in quei giorni in cui Covid esisteva solo “per sentito dire”. Prima dell’emergenza, prima del lockdown. Quando cioè, a detta di un’indagine targata Coldiretti, le esportazioni dell’agroalimentare, avevano toccato quota record di 44,6 miliardi di euro con l’Emilia Romagna che si confermava regione traino del Paese. Nonché con Modena che giocava un ruolo determinante: da sola valeva infatti 1,33 miliardi di export. Poi Covid- 19 ha cambiato le carte in tavola.


Eppure «l’agroindustriale nostrano è stato l’unico comparto che è riuscito nell’ardua impresa di mantenere il proprio fatturato. Con 538 miliardi di valore la filiera agroalimentare è diventata la prima ricchezza del Paese resistendo meglio degli altri settori al pesante impatto della pandemia. Parliamo di una realtà che garantisce 3,8 milioni di posti di lavoro e un Pil pari al 25% . Il governo non può fare orecchie da mercante. Deve prendere atto di questi dati».

Ed è proprio questo che Borsari, in nome dei tanti associati (6.500) di Coldiretti Modena, chiede un’attenzione più puntuale nei confronti di un settore che sembra pagare pegno a una malcelata indifferenza.
«Il Recovery fund non tiene conto in modo puntuale del comparto agroindustriale. Oltretutto non dobbiamo dimenticare che l’agricoltura subisce in modo drammatico le conseguenze dei cambiamenti climatici. Motivo per cui Coldiretti chiede di sostenere le modifiche di una legge che, rispetto alle attuali condizioni meteo, ha ormai fatto il suo tempo e pretende di essere aggiornata».


Inutile negarlo: le aziende agroalimentari vivono in una cornice di urgenza.
«Il comparto agricolo - dice Borsari - sta pagando pegno a diverse criticità legate a cambiamenti climatici ma anche alla globalizzazione. Se infatti le imprese da un lato sono ancora costrette a fare i conti con la cimice asiatica, un flagello per le colture, dall’altro devono tenere testa all’inquietudine dei mercati oggi in ostaggio di Covid, di dazi, embarghi e Brexit. Dal canto nostro sosteniamo gli associati Coldiretti a compiere scelte più veloci. In che modo? Grazie a servizi su misura. Servizi ad hoc traducibili in una sola parola: agricoltura 4.0, per noi di fatto un manifesto. L’evoluzione digitale permette il puntuale monitoraggio di ogni aspetto aziendale. Sul fronte della burocrazia durante elezioni siamo stati vicino ai canditati in materia di semplificazione. Materia che deve rientrare tra le priorità».


Coldiretti Modena, ormai da tempo, è presenza fissa tra i banchi di scuola.
«Proponiamo un percorso multidisciplinare per l’educazione alimentare. Un’alimentazione sana passa anche per la produzione a chilometro zero. È nostro compito promuovere e sollecitare l’utilizzo dei prodotti locali all’interno delle mense scolastiche. Il binomio cibo territorio è fondamentale. Sono le stesse aziende agricole a sostenere il nostro territorio. Al governo chiediamo anche un ulteriore impegno per promuovere questa alleanza». —

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