«I consumi del vino stanno cambiando e c’è il boom on line»

Carlo Piccinini di Confcooperative e Claudio Biondi dei Consorzi dei Lambruschi Doc modenesi parlano di un settore in evoluzione

MODENA L’evento “L’Alfabeto del futuro” che martedì prossimo farà tappa a Modena sarà focalizzato sulla “rivoluzione del cibo” ma se si parla di cibo non si può prescindere dal binomio inscindibile con il vino. E a Modena vino significa Lambrusco, un ambito produttivo per il quale, se non si può forse parlare di rivoluzione, di certo si può utilizzare il temine “cambiamento” che da anni caratterizza il settore.

Ne parliamo con Carlo Piccinini della Cantina di Carpi e Sorbara e presidente provinciale di Confcooperative, e con Claudio Biondi, presidente dei Consorzi dei Lambruschi Doc modenesi. Due interlocutori che conoscono a fondo la materia.


«Cambiamenti nel nostro settore? Decisamente sì - dice Carlo Piccinini - L’approccio al vino di mio nonno e il mio sono del tutto differenti. Se prima bere vino significava consumare una bottiglia tutti i giorni, con notevole apporto di calorie, ora diventa l’opportunità per degustare con amici, è convivialità, un piacere diverso. Quindi consumi diversi, negli anni lasciati alle spalle i consumi si sono più o meno dimezzati con una ricerca della qualità prima ignorata. Ma c’è altro».


Cos’altro è cambiato?
«Prima il Lambrusco te lo facevi anche da solo e comunque ogni territorio beveva il proprio vino. Ora nelle nostre zone si cerca anche il Chianti, oppure il Prosecco».


E ora il Covid incide ulteriormente nei mutamenti.
«Il cosiddetto vino da tavola era in crisi ma la pandemia lo ha riportato d’attualità. Ristoranti, alberghi e locali chiusi hanno determinato un ritorno a questa tipologia di consumi. Il vino da occasione è sparito e si è tornati a quello di tutti i giorni. Ma devo dire che questo cambiamento penso sia un trend da ritenere passeggero. Il fenomeno da cui non si tornerà indietro è un altro».


Dica pure, Piccinini.
«Parlo del commercio on line, che ha compiuto un grosso balzo probabilmente destinato a incrementarsi. Credo che anche il consumatore non più giovane abbia in parte vinto la diffidenza e si stia abituando all’acquisto telematico».


Nel complesso il settore vinicolo ha retto bene sotto i colpi della pandemia.
«Le preoccupazioni non mancano ma non va male. È diventato difficile programmare, le fiere sono tutte saltate e non si sa quando si potranno fare. In Veneto e Toscana stanno peggio con cali dei prezzi notevoli, nelle nostre zone va un po’ meglio».


Sulla stessa linea si esprime il presidente Claudio Biondi: «Le nostre aziende - afferma Biondi - sono privilegiate. Produzione e vendite non si sono fermate e il vino non è mai mancato sugli scaffali, nella Gdo si è registrata una crescita importante, però attenuata dalle chiusure di ristoranti e alberghi. E c’è stata un’inversione di tendenza: dopo anni di calo, è tornato in auge il bottiglione da un litro e mezzo per il consumo di ogni giorno a tavola, in casa propria».


L’export del Lambrusco?
«Riguarda oltre il 50% della produzione ma dobbiamo incrementare nei Paesi extraeuropei. Punteremo molto su Usa e Canada, mercati con potenzialità notevoli, e sulla Russia, dove stiamo lavorando faticosamente per contrastare la contraffazione e l’utilizzo improprio del termine Lambrusco».


L’approccio dei giovani?
«Sfida importante. Con i nostri giovani imprenditori stiamo cercando di capire come potrà essere il consumo del vino tra 10 o 20 anni e le risposte sono interessanti. Una novità è già in atto, dato che ora si riesce a produrre Lambrusco adatto anche per gli aperitivi, un ambito con prospettive notevoli». —

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