Modena Dai semi al packaging vince la sostenibilità

L'Università degli Studi di Modena in prima linea nella sfida di Agenda 2030 Tanti i progetti. Il rettore Porro: «Una nostra priorità»

MODENA Il cibo del futuro è sostenibile e l’Università non può (e non deve) rimanere indietro. Anzi, sono proprio le università di tutto il mondo ad essere chiamate a giocare il ruolo di “attaccante” nella partita dell’Agenda 2030. Una sfida ambiziosa che Unimore ha accettato e rilanciato proponendosi come innovativa fucina di sostenibilità. Così, nel 2020, in ateneo, c’è chi indaga i meccanismi genetici e molecolari che regolano l’adattamento al cambiamento climatico di riso, orzo e frumento, e chi studia l’influenza dei fertilizzanti azotati sul microbiota del pomodoro per migliorare, in chiave ecosostenibile, la resa di una coltura alla base di una delle filiere agro-industriali strategiche del Made in Italy.

Chi è impegnato a progettare soluzioni di packaging “attivo” e “intelligente”, in grado di estendere la shelf-life del cibo o migliorarne la sua qualità, chi ricerca metodi sostenibili di lotta agli insetti alieni invasivi, in particolare la cimice asiatica halymorpha halys. Chi, attraverso l’uso della mosca soldato hermetia illucens, ricicla e valorizza scarti e sottoprodotti di filiere agroalimentari, ottenendo composti utilizzabili nei settori mangimistico, agronomico e biomedico.


Un docente come Marco Vinceti, poi, è al lavoro con un team internazionale dell’agenzia europea Efsa (European Food Safety Autority) per produrre entro il 2021 una valutazione complessiva sulla possibilità di individuare i valori massimali ammissibili di zuccheri da assumere: la “dose” sicura per la salute.
«Un filo rosso, quello della sostenibilità, che oggi accomuna il lavoro di docenti, dottoranti, assegnisti di ricerca e collaboratori dell’area agroalimentare del dipartimento di Scienze della vita dell’ateneo ma non solo, l’impegno di Unimore è più ampio – spiega il Rettore Carlo Adolfo Porro – Per fare un esempio, al dipartimento di Scienze chimiche e biologiche è attivo un gruppo che svolge un’interessante attività di controllo sulla qualità degli alimenti del nostro territorio. Prendiamo il caso in cui una partita di Lambrusco venduta all’estero ad un certo punto venga considerata non di buona qualità e rifiutata dal cliente, facendo sorgere il sospetto che il vino non sia stato prodotto nella zona di origine. Ecco, qui intervengono sistemi sofisticati che permettono di tracciare il profilo di origine del prodotto. Per fare questo, disponiamo di strumentazioni all’avanguardia donateci dalla Camera di Commercio, e situate nel Centro interdipartimentale grandi strumenti, a dimostrazione della convergenza di interessi per il settore agroalimentare».

Continua Porro: «La ricchezza e la varietà del settore nel nostro territorio non può che rendere l’agroalimentare una nostra priorità ovvia e assoluta. Naturalmente siamo impegnati anche in altri campi che riguardano il nostro futuro, penso ad esempio a tutto il tema del digitale e all’intelligenza artificiale. L’area agroalimentare è una freccia dell’arco del nostro ateneo, che sarà più viva e vivace tanto più continuerà ad interagire efficacemente con altri soggetti e realtà del territorio».


A rappresentare Unimore il 15 settembre, nella tappa modenese de “L’Alfabeto del futuro”, sarà Emiro Endrighi, docente di Economia Agroalimentare e Sviluppo Rurale di rurale. «Tra i variegati temi della ricerca un ambito verso cui l’attenzione e l’impegno sono crescenti è quello della “sostenibilità”. Il futuro vuol dire sostenibilità e questa strada incontra necessariamente quella del cibo – dice Endrighi – è un onore rappresentare l’ateneo e i colleghi che come me sono impegnati in questo campo». —

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