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Maurizio Colombi al Bobbio: «L’uomo delle caverne ci divide»

L’attore in scena con “Caveman” di Rob Becker per la regia di Teo Teocoli: «Parlando dei rapporti di coppia gli italiani hanno reazioni diverse in ogni città»

Sara Del Sal
2 minuti di lettura
Maurizio Colombi 

TRIESTE. Grandi risate ma al contempo un toccasana per i rapporti di coppia: a Trieste, alla Contrada, arriva “Caveman. L’uomo delle caverne”.

Solo una sera, il 30 novembre, per lasciarsi rapire da un testo che è un successo incontenibile in tutto il mondo, superando ormai gli otto milioni di spettatori nei 45 paesi in cui è andato in scena, tradotto in oltre trenta lingue. Scritto da Rob Becker, il testo arriva in Italia prodotto da Sold Out, per la regia di Teo Teocoli e affidato alle doti di un artista poliedrico come Maurizio Colombi.

Sta girando dal 2008 con questo testo che, a dispetto del titolo, parla del rapporto tra uomini e donne. Che effetto le fa portarlo a Trieste per la prima volta?

«Sono curiosissimo di vedere le reazioni del pubblico. In ogni città c’è una reazione diversa. Trieste è una città molto europea e davvero non so cosa aspettarmi. Io parlerò loro del rapporto di coppia e vedremo loro come reagiranno per capire se le loro relazioni hanno un’impronta più moderna oppure se si allineano con la visione più retrò».

In base alle reazioni ricevute finora che idea si è fatta dell’Italia?

«Stavo pensando di scrivere un libro per raccontare le grandi differenze del pubblico da una città all’altra. A Torino, dove sono andato in scena ormai più di un centinaio di volte con questo testo, vengo accolto con ovazioni, come se fossi Fiorello, la stessa cosa succede a Firenze, ma in altri luoghi mi studiano con circospezione, e mi devo guadagnare la loro complicità e fiducia ogni sera. Quando sono andato in scena in Sicilia aprendo lo spettacolo con la frase “gli uomini sono tutti stronzi”, in sala non è volata una mosca, mentre a Torino c’è immancabilmente il boato delle donne che applaudono come a Lugano. Dall’altro lato va anche detto che in Sicilia quando il testo ribalta la provocazione al femminile qualche uomo protesta, mentre al nord cala in silenzio in sala».

Il testo nasce come stand up comedy, lo porta in scena così anche per il pubblico italiano?

«Lo eseguo in diverse versioni. Talvolta sono in scena da solo con il microfono con il cavo sul nero e senza nient’altro, altre volte invece ho con me dei musicisti che mi affiancano ed essendo io un artista che nasce come cantante, vi ho inserito una serie di numeri legati alle canzoni e a quel punto diventa un one man show a tutti gli effetti e questa sarà la versione dello spettacolo che vedrete».

A Trieste lei ha spesso portato i suoi spettacoli come il musical “Peter Pan”, oppure quelli per cui ha curato la regia come “We Will Rock You”. Cosa ha fatto in questi ultimi anni oltre a interpretare Caveman?

«“Aladin, il musical geniale”, sto per debuttare di nuovo con “Rapunzel” con Lorella Cuccarini, e sto scrivendo un nuovo spettacolo che si intitolerà “Lgbtqespiralidoso” e sarà una specie di prosecuzione di Caveman, perché parla dell’evoluzione dei rapporti».

In passato ha lavorato per un periodo in Francia. Come si applica il metodo francese su testi che arrivano principalmente dal mondo anglosassone?

«I francesi lavorano molto con la mimica, che non appartiene al teatro italiano. Io, come i francesi, quando faccio le regie parto dai movimenti per poi applicare il testo e le canzoni».

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