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Gino Pavan, l’architetto che salvò i monumenti dalla furia di uomini e natura

L’1 e 2 dicembre la Società di Minerva dedica due giornate di studio al suo storico presidente per il centenario della nascita. Alla Biblioteca Crise la sua carriera, gli interventi, l’archivio

Paolo Marcolin
2 minuti di lettura

TRIESTE. È stato il Soprintendente della ricostruzione artistica del Friuli post terremoto, quando ha coordinato il restauro di centinaia di edifici. L’architetto Gino Pavan, scomparso nel 2017, è ricordato in particolare per il restauro del Duomo di Gemona (i cui pilastri vennero consolidati grazie a una tecnologia avanzata per l’epoca), le mura e il municipio di Venzone, il Castello e la chiesa di Santa Maria a Udine.

Ma Pavan è stato anche il funzionario che negli anni del Governo Militare Alleato, ha lavorato a Pola, dove il Duomo, la Chiesa di San Francesco e in particolare il Tempio d'Augusto - gravemente colpiti dalle incursioni aeree del 1945 - vennero con grande impegno e grazie alle sue cure, rimessi in pristino. Pavan è stato inoltre presidente della Società di Minerva dal 1988 fino alla morte e ora, in occasione del centenario della sua nascita, la storica Società – la più antica e prestigiosa associazione triestina fondata da Domenico Rossetti nel 1810 - gli dedica due giorni di studio, giovedì 1 e venerdì 2 dicembre, alla Biblioteca Statale Stelio Crise. Il convegno spazierà tra i multiformi aspetti della vita lavorativa di Pavan.

Verranno presentati interventi riguardanti il contesto storico in cui l’architetto iniziò la sua carriera, i restauri e le attività di valorizzazione in Istria, in Veneto, nella città di Ravenna, la sua passione per l’archeologia - anche quelle industriale e urbana – nata durante l’esperienza presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene. Saranno presi in esame interventi intrapresi nel periodo post terremoto del Friuli, la prima catalogazione e valorizzazione della collezione Eugenio Garzolini, oggi parte del patrimonio della Soprintendenza. Saranno presentati anche i primi esiti dello studio sul suo archivio privato donato dagli eredi alla Soprintendenza medesima. Verrà infine dato conto della sua passione per l’opera dell’architetto Pietro Nobile, di cui era diventato il maggior studioso. Rossella Fabiani, attuale presidente minervale e la cui collaborazione con Pavan risale al 1983, terrà il suo intervento proprio su Pietro Nobile.

Pavan infatti fece conoscere l’architetto ticinese che tante cose ha lasciato a Trieste, come la chiesa di Sant’Antonio sul canale di Ponterosso, attraverso l’analisi delle fonti archivistiche. Il convegno, organizzato dalla Soprintendenza di Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con il Segretariato regionale del Ministero della Cultura per il Friuli Venezia Giulia e la Società di Minerva, spazierà tra i multiformi aspetti della vita lavorativa di Gino Pavan.

Verranno presentati interventi riguardanti il contesto storico in cui l’architetto iniziò la sua carriera, i restauri e le attività di valorizzazione in Istria, in Veneto, nella città di Ravenna, saranno presi in esame gli interventi intrapresi nel periodo post terremoto del Friuli. Saranno presentati anche i primi esiti dello studio sul suo archivio privato donato dagli eredi alla Soprintendenza.

Il poliedrico architetto, nato a Trieste nel 1921 e diplomato al Liceo Artistico di Venezia, conseguì la laurea in Architettura all’allora Università di Venezia. Dal 1945 alla Soprintendenza ai Monumenti, Gallerie e Antichità di Trieste, dopo una lunga carriera ricca di soddisfazioni, nel 1981 ritornò in città come Soprintendente della regione Friuli Venezia Giulia. In questa veste restaurò Palazzo Economo, ripristinò la Biblioteca e realizzò una sala didattica, aprì la Galleria Nazionale d’Arte antica, completò il restauro della Sala del trono nel Castello di Miramare e iniziò il recupero delle Scuderie. La sua prolifica attività scientifica è documentata da oltre duecento contributi, tra saggi e articoli. Tra essi si segnalano in particolare quelli dedicati all’arte bizantina, alla storia dell’architettura di Trieste antica e moderna, i saggi sul Neoclassico e, naturalmente, sull’architetto Pietro Nobile, del quale ha avviato l’approfondimento degli studi.

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