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L’INTERVISTA

“Tutankhamon? Nei suoi papiri una rivoluzione religiosa”

Il nuovo romanzo di Marco Buticchi a 100 anni dalla scoperta della tomba nella Valle dei Re. La trama de “Il serpente e il faraone” (Longanesi) ruota attorno al segreto de documenti scomparsi. “L’antico Egitto mi appassionata per i tanti ingranaggi che non tornano”

FABIO POZZO
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

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Se la numerologia appartiene agli antichi egizi, allora sappiate che “Il serpente e il faraone”, il nuovo libro di Marco Buticchi, che esce martedì 27 settembre in libreria per Longanesi (con illustrazioni di Consuelo Buticchi), è il ventesimo della sua produzione. Anzi, no, il ventunesimo, perché ne esiste uno inedito, che giace nel cassetto dagli Anni Ottanta. E ancora, che è il quarto dedicato alla terra dei faraoni e che lo scrittore di Lerici ogni cinque romanzi consecutivi - siamo al sesto - si prende una licenza e cambia qualcosa del corso della sua opera. Ma non possiamo dirvi, in questo caso, cosa. Lo scoprirete.

Marco Buticchi

 

Buticchi, un po’ di mistero ci vuole. E’ questo che la attira della storia dell’antico Egitto?

“Sì. Mi interessa, mi appassiona per tutti gli ingranaggi che girano e non tornano. Come facevano ad essere così evoluti quattro-cinquemila anni fa? Come sono riusciti a costruire le piramidi? Ci sono molti perché ancora insoluti. Uno di questi è la vita del faraone bambino. Ma è tutto un mondo abbastanza aleatorio e leggendario. Ad esempio, le vicende bibliche non riescono a collocare esattamente Mosé nella storia. Così come non si riesce a stabilire chi sia il faraone di cui si parla appunto nella Bibbia. Alcuni dicono che sia Ramses II, altri pensano sia Amenofi IV, poi Akhenaton, il quale interviene nello scontro tra Tebe e Menfi costruendosi una sua città, che chiama Akhetaton, dove va a stare e dove è l’unico dio. Questo è il primo esempio di religione monoteista del passato. Pensiamo, dunque, cosa deve esserci stato tra lui e l’ebraismo. Sono le uniche religioni che hanno un unico dio. In comune? Non si sa”.

Amenofi IV è il marito di Nefertiti.

“La più bella regina dell’Egitto. Amenofi IV con Nefertiti ha sei figlie, ma non riesce ad avere un maschio, che invece avrà con una concubina o moglie secondaria, che chiamerà Tutankhaton e che diventerà Tutankhamon quando salirà al trono. E’ il faraone bambino, che regnerà dagli 8 anni sino a 18 anni facendo cose importanti, nonostante l’età. Ma alle sue spalle opera il Gran Visir Ay, che quando morirà Tutankhamon diventerà egli stesso faraone. Una morte, quella appunto di Tutankhamon, sulla quale grava il mistero”.

E di misteri ce ne sono anche sul ritrovamento della tomba del faraone bambino da parte di Howard Carter e di George Carnavon. Legato anche all’Italia, per Villa Altachiara di Portofino. 

“Lord Henry Herbert Carnavon, aristocratico, massone, politico conservatore britannico, la storia è nota, sbarca a Portofino, sale sul dorso di mulo sino alle pendici del Promontorio, s’innamora di quella vista, acquista alcuni lotti di terreno e fa costruire una grande villa, che diventa Villa Altachiara. Henry è papà di George, un mattacchione che corre in auto e che nel 1901 avrà anche un pauroso incidente, con danni permanenti. Il medico gli suggerisce di andare al caldo durante l’inverno inglese e gli indica l’Egitto come meta. E lì Carnavon arriva e s’appassiona nella storia dei faraoni. Qui incontra anche Howard Carter, uno dei più famosi egittologi del tempo, finito in disgrazia. I due formano un sodalizio con una ferrea convinzione: scopriranno un grande tesoro. Il 4 novembre del 1922 - dunque cento anni fa - le pale dei loro scavatori sbattono contro uno scalino, il primo di una serie che conduce a un sepolcro, l’unico parzialmente inviolato: dalle viscere della terra viene estratto il più grande tesoro mai trovato prima. Ma soprattutto, sono rinvenuti dei papiri, che sono inventariati e poi scompaiono, di cui lo stesso Carter dice che possono cambiare, rivoluzionare la storia delle religioni monoteiste”.

E questo è il segreto anche del romanzo, vero?

“Sì, ‘Il serpente e il faraone’ si apre sul neonato cui verrà dato il nome di Mosé, attraversa il segreto dei papiri e arriva sino al momento in cui Hitler invade la Polonia. Si pensi al valore di questo segreto, legato all’ebraismo, nel momento dell’avvento del nazismo. Tanto è vero che di Mosé s’interessano tutti, da Hitler a Sigmund Freud”.

E Villa Altachiara?

“E’ parte del mistero. Si tenga anche conto che il padre di George Carnavon era un politico conservatore e massone, già Pro-Gran Maestro della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, mentre la moglie del figlio George, Almina, era figlia naturale di Alfred de Rotschild, famiglia che finanzierà il Sionismo”.

Lei crede nella maledizione che si vuole sulla scoperta del sepolcro di Tutankhamon e sulla stessa Villa Altachiara?

“Be’, la maledizione aleggia in tutto il romanzo, in cui appare un serpente fautore di sventura. Non so se esista, ma sicuramente esiste la malalingua. Carnavon concede la notizia del secolo, vale a dire la scoperta della tomba di Tutankhamon, al Times. E gli altri giornali se la legano al dito. Tanto che il sarà costretto a organizzare una ispezione al sepolcro con tutte testate, che lui non vorrebbe fare. E quando Carnavon muore, per una puntura di zanzara, anche se presentando strani sintomi di avvelenamento, un giornale concorrente ancora arrabbiato per l’affronto tira fuori la storia della maledizione”.

Sempre colpa dei giornalisti. Veniamo invece a lei. Quando ha scritto questo nuovo romanzo? Si sa della sua duplice veste di scrittore e imprenditore balneare e turistico a Lerici.

“Ho cominciato nel settembre scorso le ricerche, che sono proseguite durante l’inverno e poi ho cominciato a scrivere per consegnare a giugno. La parte della stesura è quella più divertente”.

Un libro l’anno? Il prossimo lo ha già cominciato?

“Non ancora, ma ho qualche idea”.

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