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in edicola il 27 agosto

Le pagine del Piccololibri raccontano “eroi” del calcio dei ghiacci e del naturismo

Nell’inserto con il quotidiano le storie dimenticate di Robert Hamerling, Gino Colaussi, Egone Missio

Pietro Spirito
Aggiornato 2 minuti di lettura
Sergio Altieri 

TRIESTE. Nell’Orto Lapidario di Trieste, passeggiando fra i sentieri dove sono depositate varie pietre incise, ci si può imbattere in una lapide dedicata a Robert Hamerlig, poeta austriaco che trascorse buona parte della sua vita a Trieste, insegnando al Ginnasio tedesco fra il 1855 e il 1866. Autore oggi pressoché dimenticato, Hamerlig era non solo un fine letterato, ma anche un politico di prima linea: partecipò attivamente alla rivoluzione viennese del 1848. Peccato che si porti dietro una fama da ideologo dell’antisemitismo, avendo scritto cose terribili sugli ebrei, salvo poi pentirsene in tarda età. La sua storia la racconta Elsa Nemec nell’Effemeride che fa da copertina all’inserto Ilpiccololibri in edicola sabato 27 agosto all’interno del supplemeto Tuttolibri della Stampa, in vendita assieme a “Il Piccolo”.

Come sempre, ogni sabato, l’inserto realizzato dalla redazione Cultura del Piccolo racconta storie, libri e personaggi legati ai nostri territori. Come l’artista Sergio Altieri, conosciutissimo e in piena attività, che però nel Duemila ha pubblicato un libro oggi difficile da reperire. Lo racconta Walter Chiereghin, in una sorta di lettura a largo raggio del volume “L’Incauta semplificazione”, edito da Campanotto, in cui Altieri, rievoca, in terza persona, quella che fu un’epoca vivace e straordinaria per tanti artisti della Venezia Giulia. Erano gli anni del dopoguerra, un perido in cui arte, politica e afflati sociali andavo a braccetto, un miscuglio di grande potenzialità creativa che portò alla nascita dell’Apai, l’Associazione Provinciale Artisti Isontini. Anni in cui soffiava, come dice lo stesso Altieri, il vento dell’utopia. Un libro da riscoprire ricco di aneddoti, riflessioni, spunti teorici che, ricorda Chiereghin, diventa “una testimonianza di prima mano” con “meditati giudizi sull’evoluzione del pensiero critico concernente quel movimento artistico”.

Non fu invece un artista, né uno scrittore, il personaggio “Borderline” raccontato da Roberto Covaz. Egone Missio era un semplice operaio nato a Monfalcone che iniziò come apprendista nei cantieri di Monfalcone agli albori del Novecento, per diventare poi uno dei migliori progettisti dell’ultrasecolare attività dei cantieri. Sarà il consulente stretto dei più grandi armatori, il suo nome resterà legato a navi mitiche come la Stockholm, e la sua figura diventerà un libro a firma di Maurizio Elseo, uno dei massimi esperti mondiali di storie della cantieristica e dei transatlantici.

Il paginone centrale dell’inserto Ilpiccolibri in edicola il 27 agosto all’interno di Tuttolibri assieme a “Il Piccolo” è invece dedicato al natursimo. Francesco Codagnone traccia un breve percorso storico di un fenomeno di costume che, nato sul finire dell’Ottocento come movimento di reazione agli eccessi alienanti della rivoluzione industriale, crebbe negli anni Sessanta e Settanta anche nella Venezia Giulia, mentre nella Jugoslavia di Tito la moda del naturismo era già fenomeno consolidato.

Nella pagina intitolata “Zona Cesarini”, che l’inserto Ilpiccololibri dedica ai personaggi dello sport spesso dimenticati, Luigi Murciano ricostruisce la parabola sportiva ed esistenziale di Gino Colaussi, di Gradisca d’Isonzo, giocatore alabardato negli anni Trenta e campione dei Mondiali del ’38. Anzi, “Ginut”, come lo chiamavo, è stato il Paolo Rossi di Francia ‘38. Ma la sua vita, come ricorda Murciano, non è fu tutta applausi, concludendosi anzi in povertà e solitudine.

Chiude lo sfoglio un’intervista di Marta Herzbruch a Christoph Ransmayr, uno dei più autorevoli scrittori di lingua tedesca, indimenticato autore del romanzo “Gli orrori dei ghiacci e delle tenebre”, dove il personaggio immaginario del triestino Josef Mazzini si mette sulla scia del grande esploratore polare, anche lui triestino ma di adozione, Carl Weyprecht. Ransmayr racconta nell’intervista quanto Trieste abbia influenzato il suo lavoro di scrittore, e la sua anima vagabonda, che cerca con la scrittura di “costruire narrativamente un ponte nelle menti e nei cuori dei lettori”.

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