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Trieste, con gli attori al parco di Miramare per scoprire i segreti di Massimiliano

Da giovedì al 28 agosto lo spettacolo itinerante ideato da Paola Bonesi con gli attori dello Stabile

Roberto Canziani
Aggiornato 2 minuti di lettura

Miramare e il suo parco da domani ospitano “I segreti del giardino dell’arciduca”

 

TRIESTE  «Non è un segreto: ogni parco, ogni giardino, svelano il carattere di chi li ha creati e chi li cura». Paola Bonesi, attrice, regista, autrice, ne è così sicura da voler applicare questa massima anche al più più bello tra i parchi qui intorno. Quello di Miramare.

Una passione, la sua, coltivata da più di vent'anni, e incrementata dai libri letti e studiati sulla vita e i progetti di Massimiliano d'Asburgo. Che dal 1855 fino al 1866, l'anno della morte, dedicò buona parte delle sue giornate al Castello e a quel "giardino di meraviglie" che lui stesso si era ingegnato a edificare sul "bastion di scogli" che ancora oggi fa da portale d'ingresso a Trieste.

Da giovedì 18 agosto e fino al 28, al tramonto, alle 19.30, Miramare ospiterà l'appuntamento itinerante che Bonesi ha intitolato "I segreti dei giardino dell'Arciduca" e che vede coinvolti, nei diversi ruoli, molti degli attori della Compagnia del Teatro Stabile del Fvg. Una spettacolare passeggiata in alcuni dei luoghi più suggestivi del Parco - la balconata sul mare, i dintorni del Castelletto, i giardini attorno al laghetto - attraverso i quali raccontare un Massimiliano diverso dall'iconografia ufficiale.

C'era una volta "Luci e Suoni", che dalle finestre della bianca dimora ripercorreva l'avventura e la tragica fine dell'erede d'Asburgo e imperatore in Messico. I tempi però sono cambiati e una nuova consapevolezza porta oggi valorizzare il rapporto tra quell'uomo e quel parco: la sua creatura. O come sostiene Bonesi, "il suo testamento estetico e spirituale".

«Su Massimiliano ho letto tanto: le biografie, i carteggi, i diari di coloro che gli stavano accanto e assieme a lui, giorno per giorno, si occupavano di trasformare in realtà quel sogno naturalistico. Il suo fidato giardiniere boemo, Anton Jelinek, il suo segretario José Luis Blasio, autore di una biografia intitolata "Massimiliano intimo"».

Intimo sì, perché più del rapporto con la consorte Carlotta del Belgio, complesso e non ancora del tutto esplorato, a svelare il carattere avventuroso di Massimiliano - uomo di mare e di scienza, curioso e all'avanguardia, molto diverso in questo dal fratello Francesco Giuseppe - ci sono le lettere che dai suoi tanti viaggi (era ammiraglio della marina imperiale) l'arciduca spediva con l'intento di far rivivere su promontorio adriatico la varietà delle esperienze emotive e botaniche da lui fatte nel mondo. E racchiuse nei semi e nelle piante che "importava" dalle Americhe o dai Paesi asiatici.

«Con la luce del sole al tramonto potrebbe manifestarsi l'invisibile - anticipa Bonesi - anche grazie ai fantasmi di quei personaggi, che appariranno nei luoghi dove erano abituati a intrattenersi: l'arciduchessa Sofia, il medico di corte von Basch, la dama di compagnia di Carlotta. Gli spettatori potranno incontrarli nei pressi della balconata prospiciente al mare, dove tutte le linee prospettiche volgono all'infinto. Oppure nell'aranceto, accanto al Castelletto, dove Carlotta fece crescere una pianta d'edera, simbolo di fedeltà eterna. O ancora là dove il giardino formale, all'italiana, e quello romantico, all'inglese, si fondono per merito dell'abilità di Jelinek, diligentissimo capo-giardiniere di corte».

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