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La Rappresentante di Lista a Cividale: «Un mix di leggerezza e impegno»

Il duo fa tappa al Mittelfest con l’Orchestra Arcangelo Corelli per una versione sinfonica del “My Mamma Tour”. «Ne sarete entusiasti»

Elisa Russo
2 minuti di lettura

TRIESTE Un meritato momento d’oro per La Rappresentante Di Lista: il duo formato dalla cantante Veronica Lucchesi e il polistrumentista Dario Mangiaracina, quattro dischi all’attivo e tre anni consecutivi a Sanremo, sta raccogliendo un grande successo e fa tappa al Mittelfest oggi, 31 luglio, alle 22, al Convitto Nazionale Paolo Diacono di Cividale (al Nuovo Giovanni da Udine in caso di maltempo), per un concerto particolare, una versione sinfonica del “My Mamma Tour” con l’Orchestra Arcangelo Corelli. «Questa esperienza con l’orchestra – racconta Veronica – ha sorpreso anche noi. Avevamo immaginato per il nostro ultimo disco qualcosa che avesse a che fare con l’opera, per dare spazio all’orchestra con tutta la potenza che quegli strumenti riescono ad evocare, molto tragici, appassionati e quando ci siamo trovati sul palco e li abbiamo sentiti vibrare con noi abbiamo avuto la sensazione che fosse uno dei più bei concerti fatti. Finita la scorsa data ero felicissima di poterla replicare al Mittelfest. Sono convinta che il pubblico ne rimarrà entusiasta».

Conoscete un po’ il Friuli Venezia Giulia?

«Siamo passati a Trieste per il Tim Tour, a Villa Manin, ma non c’è il tempo di conoscere le città, sono sempre visite fugaci. Siamo amici di Toffolo e dei Tre Allegri Ragazzi Morti, per un paio di anni siamo stati nel roster della Tempesta Concerti».

La prima volta a Sanremo fu per il duetto con Rancore della cover di Elisa “Luce”.

«Uno dei brani della mia adolescenza, è stato splendido. Ovviamente sono una grande appassionata di Elisa».

Come sta andando il tour?

«L’anno scorso ai concerti la gente era seduta e quindi lo spettacolo che avevamo previsto era da godere con le orecchie e con gli occhi e non con tutto il corpo. Quest’anno invece la prospettiva era di avere un pubblico vivo e partecipe e questo ci dà spazio di improvvisare, non sai mai come scatta la chimica tra te e i presenti». Leggerezza, ma anche impegno con temi come l’inclusione e l’ambiente.

Come si conciliano?

«Crescendo ci siamo resi conto che come autori è una cifra che ci piace mantenere: costruire atmosfere e mondi musicali coinvolgenti e molto ritmati, dove la musica la fa da padrona ma veicolando temi che a noi stanno particolarmente a cuore».

Vi dichiarate indipendenti. Cos’è oggi l’indipendenza in musica?

«Uno dei valori più grandi che devi ricercare è il tempo e la libertà, se ti costringono a pubblicare un singolo dopo l’altro sei costretto a rientrare dentro un meccanismo di produzione che con la musica ha poco a che fare. Devi avere il tempo anche di scoprire di cosa vuoi parlare nelle tue canzoni».

Quando avete scritto “Ciao ciao”, presentato a Sanremo, immaginavate potesse diventare un tormentone?

«Quando scrivi una canzone in qualche modo ne cogli le potenzialità ma non puoi sapere quanto poi si esprimeranno, è come una scintilla e non sai quanto il pubblico può esplodere. Mi ricordo i giorni in cui eravamo in sala e notavamo che quel ritornello era accattivante, coinvolgente. La cosa che mi ha stupito è quanto poi effettivamente questo “Ciao ciao” sia diventato quasi un modo di dire perché probabilmente è arrivato in un momento in cui c’era il bisogno di lasciar andare paure, stress, preoccupazioni di questi due anni di pandemia».

È uscito il nuovo singolo “Diva”, in arrivo altro?

«Siamo concentrati con il tour, a novembre saremo nei club e stiamo pensando a qualcosa di eccezionale perché a noi piace sempre cambiare forma, sarà uno spettacolo molto diverso da quello estivo».

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