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Torna la panchina di Traparentesi: in scena ci sono Cirri e Dell’Acqua

Lunedì 23 settembre alla Bartoli replica dello spettacolo di successo diretto da Erika Rossi

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TRIESTE In occasione del Convegno Internazionale della Scuola Internazionale Franca e Franco Basaglia – The Practice of Freedom intitolato “Good Practice Services: Promoting Human Rights & Recovery in Mental Health” da oggi al 26 settembre (vedi l’annuncio nell’articolo qui sotto) il Teatro Stabile ripropone oggi alla Sala Bartoli lo spettacolo “(Tra parentesi) la vera storia di un’impensabile liberazione”, concepito, scritto e portato in scena da Massimo Cirri e Peppe Dell’Acqua per la regia di Erika Rossi.

Lo spettacolo è stato un grande successo al debutto dello scorso ottobre, tanto da essere riproposto a maggio 2019 sempre alla Sala Bartoli ed un esito altrettanto positivo, fra commozione e sold out, ha ottenuto in ogni tappa della tournée. Già applaudito da oltre 5000 persone, continua ad essere proposto a livello nazionale e in occasione dell’importante convegno in programma a Trieste sarà un’occasione ulteriore di conoscenza e riflessione. “(Tra parentesi) la vera storia di un’impensabile liberazione” sarà proposto ai convegnisti e aperto a pagamento (bigleitti nei consueti punti vendita) tutti gli spettatori interessati. Massimo Cirri e Peppe Dell’Acqua possiedono un punto di vista privilegiato sul tema della Legge Basaglia, su una rivoluzione fondamentale per tutti ma tanto più significativa nella regione e nella città dove è nata…«Quando il direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Franco Però, ha proposto a Massimo Cirri, conduttore radiofonico, psicologo e amico mio carissimo, a Erika Rossi, giovane regista triestina e a me di fare qualcosa in occasione dei 40 anni della legge 180, ho pensato che scherzasse» ricorda ora Peppe Dell’Acqua. «In scena - continua Dell’Aqcua - una panchina rossa, Massimo e io a conversare, alle spalle le immagini degli uomini e delle donne che faticosamente procedono verso la loro liberazione. Come si capisce è stato per me un andare indietro. Le storie che ogni sera raccontavamo muovevano passioni, interrogativi memoria di sconfitte brucianti e conquiste gioiose. Emozioni che non mi hanno mai lasciato. Ci sentivamo, noi ragazzi venuti da mezz’Italia, nel cuore di una storia impensabile che accadeva davanti ai nostri occhi. Contribuire allo smontamento della grande e secolare istituzione manicomiale era come vivere nell’urgenza di un capovolgimento epocale che non poteva fare a meno della nostra passione».
 

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