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La Cgil: «Debora Serracchiani sta troppo a Roma»

Il segretario regionale Belci va all’attacco: «La presidente è poco presente a Trieste e non riesce a delegare. Santoro e Vito assessori fantasma». Solo Telesca supera l'esame del sindacato. Forti critiche a Panontin

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TRIESTE. È passato solo un mese dal congresso della Cgil e da un giudizio complessivamente positivo sulla giunta, ma le recenti «incertezze e indeterminazioni» preoccupano il sindacato. Su più fronti e su più assessori. Franco Belci non fa sconti, nemmeno a Debora Serracchiani: «Troppo presente a Roma e poco a Trieste. Senza riuscire a delegare il lavoro in regione».

«Non è che in poche settimane sia successo il disastro – premette il segretario generale della Cgil Fvg – ma, se rileviamo le luci, non possiamo non sottolineare che ci sono anche le ombre». Il rapporto migliore, nonostante la delicatezza delle questioni, è quello con Maria Sandra Telesca, assessore alla sanità: «È il solo settore dove c’è reale concertazione. Ed è giusto ammettere che la riforma che ci è stata appena presentata è coraggiosa e, finalmente rispetto a quanto visto in passato, lontana da ogni logica campanilistica. Dopo di che teniamo naturalmente viva l’attenzione sul tema dei distretti, porta d’accesso al sistema sanitario su cui non c’è ancora una proposta definita, e sui doppioni, non tanto quelli tra ospedali, quanto all’interno delle singole strutture. Non abbiamo ancora avuto segnali certi che non si guarderà in faccia i potentati».

Il nodo vero, però, è un altro e riguarda la gestione del personale e delle autonomie locali. «Su questo punto la giunta ha visibilmente rallentato e l’assessore, persona che stimo, mi pare essersi un po’ “seduto”». Nel mirino «l’inerzia incomprensibile sulla situazione determinata dalla sentenza della Corte costituzionale che era nell’aria, ma è stata affrontata solo quando è divenuta di pubblico dominio». Ma anche una riforma che «ha sin qui partorito solo la scelta di svuotare le Province, senza aggredire la complessità dei problemi». E ancora «i tempi lunghi che hanno preceduto e a questo punto seguito il protocollo d’intesa sul comparto unico che abbiamo siglato a marzo. Tutto questo mentre i lavoratori sono ostaggi di una situazione in cui non si capisce se vengono o meno apprezzati per quanto fanno nella macchina pubblica. Vorremmo capire – insiste il segretario regionale della Cgil – come la giunta intende impiegare meglio il personale».

Non bastano ad alzare la pagella «alcuni interventi di maniera. Se è legittimo che Panontin anticipi l’intenzione di razionalizzare le posizioni organizzative, e quindi di limitare gli incarichi “speciali”, non può pensare di far passare questo intervento come un passaggio epocale. Stesso discorso per la vicenda dei buoni pasto, su cui in ogni caso siamo favorevoli all’equiparazione del trattamento dei regionali a quello dei colleghi degli enti locali».

Alla giunta un’ultima stoccata: «Mi pare che ci siano idee poco chiare anche sulla città metropolitana, tema su cui serve estrema trasparenza e coerenza istituzionale. Non si può giocarlo solo sul piano del consenso. Io, da triestino e da segretario della Cgil, non credo che un ente del genere possa aggiungere qualcosa alle potenzialità del capoluogo regionale, né risolvere qualcuno dei grandi problemi della città: Ferriera, Porto, riuso del Porto Vecchio. Il rischio è di una città autoreferenziale in un Friuli Venezia Giulia che vedrebbe evaporare la sua autonomia».

Infine arrivano le bacchettate sul lavoro: «Si continua ad andare avanti con lo “spezzatino” senza chiarire nulla sul reddito di cittadinanza che, non dimentichiamo, sta scritto nel programma. A questo punto potremmo pure ripescare la nostra proposta di reddito di inserimento e reinserimento, né ci si può lamentare che i grillini si facciano avanti con Sel costretta a inseguire». Chiusura sugli assessori “fantasma”: «Attendiamo un incontro con Mariagrazia Santoro da ottobre, né mai abbiamo visto Sara Vito. Forse non avrà nulla da dirci. Al tempo stesso, quando invece servirebbe che Serracchiani trovasse qualcuno a sostituirla quand’è a Roma, non abbiamo il piacere di conoscere né il capo di gabinetto né il direttore generale».

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