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Eredità Grilz, match a Biloslavo

Menia gli fece causa per un articolo sulla casa di via Rossetti. Il giudice ha dato ragione al giornalista

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Contenuti aderenti alla realtà dei fatti. E nessuna espressione che abbia travalicato i limiti del diritto di cronaca e di critica politica, riconosciuto l’interesse pubblico delle circostanze narrate. Ergo, nessuna diffamazione a mezzo stampa nei confronti dell’ex deputato finiano Roberto Menia. La sezione civile del Tribunale di Trieste, con sentenza del giudice Riccardo Merluzzi, ha dato pienamente ragione al giornalista Fausto Biloslavo, all’ex direttore de “Il Giornale” Vittorio Feltri e all’editore Società Europea di Edizioni Spa nella querelle giudiziaria relativa all’articolo uscito proprio su “Il Giornale” il 31 luglio del 2010. Un pezzo a firma appunto di Biloslavo, dal titolo “Un altro finiano mette i parenti in una casa lasciata in eredità” con sottotitolo: “Menia ha avuto un immobile dalla madre di Almerigo Grilz, morto in Africa ed ex pupillo di Almirante. Gli ex missini: voleva regalarla al partito, non a lui”. Menia, all’epoca sottosegretario all’Ambiente, non aveva digerito lo scritto di Biloslavo, ritenendo che quest’ultimo avesse voluto insinuare dubbi per screditarlo evidenziando come l’esponente di governo avesse anteposto i propri interessi a quelli del partito di appartenenza. Menia, attraverso gli avvocati Giuseppe Consolo e Alfredo Antonini, aveva così promosso una causa civile, chiedendo 50mila euro di risarcimento danni più un’ulteriore riparazione pecuniaria da parte dell’autore del testo. Il giudice Merluzzi ha però rigettato tutte le richieste, «in quanto infondate», condannando proprio Menia a rifondere Biloslavo, Feltri e l’editore de “Il Giornale” (tutti difesi dagli avvocati Alessandro Munari e Alberto Kostoris) dei due terzi delle spese di giudizio.

Il giudice ha infatti stabilito, si legge nella sentenza, come sia «emersa la sostanziale corrispondenza fra i fatti verificatisi e l’esposizione contenuta nell’articolo di stampa», e in particolare per ciò che riguarda «i tempi e le modalità del testamento, le intenzioni manifestate dalla signora Fragiacomo e la (parziale) dispersione dell’archivio di Almerigo Grilz». La madre di Grilz, la signora Laura Fragiacomo, deceduta nel 1998, aveva lasciato in eredità a Menia l’appartamento di via Rossetti 45, dove lei e il figlio (colpito mortalmente da una pallottola durante un reportage giornalistico in Mozambico il 19 maggio del 1987, a soli 34 anni) avevano vissuto. Nell’abitazione vi era un ampio spazio dedicato all’archivio di Grilz, per anni impegnato nell’attività politica come segretario del Fronte della Gioventù - proprio all’epoca della comune militanza nel movimento giovanile della destra italiana conobbe Menia - e successivamente dedicatosi al giornalismo di guerra. Nell’articolo di Biloslavo, riportate anche alcune testimonianze e sottolineato che la madre di Grilz avrebbe voluto l’appartamento fosse destinato alla memoria del figlio, veniva rilevato che l’ex Msi e An Menia avrebbe dovuto fare il “bel gesto” di condividere con il partito l’eredità di Grilz. Un’opinione ritenuta legittima dal giudice. Come lecito è stato giudicato l’accostamento fra l’appartamento di Montecarlo ricevuto in eredità da Alleanza nazionale e in seguito utilizzato dal cognato di Gianfranco Fini e l’abitazione ereditata da Menia, usata poi da suoi parenti e ospiti. Segnatamente nell’articolo non vi sono espressioni che istituiscano un parallelo: il richiamo c’è nel titolo e in una didascalia, ma il quotidiano - scrive il giudice - «ha ravvisato un comune denominatore tra le due vicende, formulando una critica sull’opportunità politica di un comportamento mediante il quale un patrimonio ereditario non era stato adeguatamente messo al servizio del patrimonio (ideale ed economico) del partito».

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