Museo ferroviario in festa per i trent’anni di attività

Una serie di iniziative in ricordo dell’inaugurazione avvenuta l’8 marzo 1984 Carollo: interesse della Fondazione Fs, ma serve un accordo con gli enti locali

È una delle pochissime realtà europee gestite solo da volontari, con un patrimonio inestimabile di materiale. Il Museo ferroviario di Campo Marzio, unico nel suo genere in Italia (eccetto il polo museale di Pietrarsa gestito direttamente dalle Ferrovie dello Stato) proprio sabato 8 marzo festeggia i 30 anni di vita. Un traguardo da celebrare con una serie di iniziative, raggiunto con grande difficoltà ma ottenuto con la caparbietà dell'Associazione Dopolavoro ferroviario di Trieste e di tutti i volontari che se ne occupano assiduamente con passione. «Trent'anni non sono pochi - ha ricordato Claudio Vianello, presidente del sodalizio, presentando le manifestazioni - per un'istituzione fondata su un volontariato che l’ex direttore regionale dei Beni culturali Giangiacomo Martines ha definito “di alta qualità”».

L'idea di fondare un museo ferroviario a Trieste venne ad alcuni macchinisti negli Anni Settanta, quando le Fs iniziarono a dismettere le vecchie locomotive a vapore ormai vetuste e sorpassate dalla trazione diesel. In quell'ottica vennero conservati gli esemplari più significativi, come uno del gruppo 685, detto "la regina delle locomotive", un "640", un "740", e anche locomotive di Paesi vicini. In tutti i casi pezzi rari se non unici. «Grazie alla lungimiranza di questi ferrovieri della trazione a vapore, detti anche "musi neri" - ha continuato Vianello - si costituì un primo nucleo di materiali storici, per poi arrivare all'apertura vera e propria del Museo, 30 anni fa. Quando c'è la volontà, anche con scarse risorse si può fare cultura».

L'8 marzo 1984, all'inaugurazione del Museo giunse l’allora ministro dei Trasporti Claudio Signorile, con il direttore generale delle Ferrovie della Stato Ettore Semenza. «Pensavamo che a un’inaugurazione in pompa magna con tanto di ministro - ha rimarcato Roberto Carollo, responsabile del Museo - potesse seguire il riconoscimento ufficiale delle Fs. Purtroppo non fu così. Dopo circa un decennio la proprietà iniziò a chiederci il pagamento di un canone d'affitto», a tutt’oggi in vigore. «La buona notizia - ha continuato Carollo - è che la neonata Fondazione Fs è intenzionata a mantenere l'uso di questi locali a fini museali, anche se è alla ricerca di una partnership pubblica locale con cui collaborare».

Dopo tanti nubi e con un futuro incerto, ora sembra che il Museo abbia imboccato la strada giusta anche se la citata partnership manca. «I tempi non sono dei migliori - ha concluso Carollo - ma siamo ottimisti e rilanciamo un appello a Comune, Provincia e Regione affinché si possa raggiungere un accordo».

Ma la Stazione Trieste Campo Marzio, inaugurata nel 1906 come capolinea della Transalpina (cioè del secondo collegamento ferroviario tra Trieste e Vienna) e ora apprezzato Museo, può essere definita un contenitore plurivalente in quanto è stata più volte utilizzata per concerti, concorsi fotografici, presentazioni di libri e come set cinematografico: basta ricordare “Anonimo Veneziano” di Luchino Visconti e in anni più recenti "Marcinelle".

Andrea Di Matteo

Merluzzo al vapore al pomodoro e taggiasche, farro, cime di rapa alle mandorle

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