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Mostar, tre vite cancellate 20 anni fa da una granata

Quel terribile giorno in cui per raccontare la guerra morirono il giornalista Marco Luchetta, l’operatore Alessandro Ota e il tecnico Dario D’Angelo

3 minuti di lettura

TRIESTE. È il 28 gennaio 1994, la troupe della Rai di Trieste entra nella città di Mostar, scortata dai caschi blu spagnoli. Il giornalista Marco Luchetta, l’operatore Alessandro "Saša" Ota e il tecnico di ripresa Dario D’Angelo sono lì per realizzare un servizio sui bambini le cui vite vengono sconvolte dal conflitto nei Balcani. La città è assediata da oltre un anno dall’esercito croato bosniaco. Mentre intervistano un bambino nei pressi di una cantina adibita a rifugio, i tre vengono colpiti da una granata sparata dalle postazioni degli assedianti. Perdono la vita. Ma i loro corpi proteggono dall’esplosione il bambino, Zlatko, che si salva. A casa, a Trieste, restano soli le mogli e i figli piccoli di Luchetta, Ota e D’Angelo.

Guerra alle soglie di casa Accadeva vent’anni fa. Quel trauma sbatté in faccia agli italiani e ai triestini la cruda realtà di un conflitto che i tre uomini della Rai erano morti per raccontare. Dopo la strage Sandra Bonsanti scriveva su “Repubblica”: «Cosa sarebbe la nostra consapevolezza di quel conflitto alle porte di casa, cosa sapremmo delle città distrutte, degli uomini, delle donne e dei bambini dilaniati senza le immagini registrate dai nostri colleghi, senza le loro interviste, i loro reportage, senza le telecamere accese fino ai campi di battaglia? Cosa sapremmo della Bosnia se invece del coraggio dei tanti inviati avesse vinto la paura?».

Nasce la Fondazione In seguito a quei fatti è nata la Fondazione intitolata a Luchetta, Ota, D’Angelo e a Miran Hrovatin, ucciso poche settimane dopo a Mogadiscio assieme a Ilaria Alpi. Sorta come comitato per portare a Trieste il piccolo Zlatko, e poi per aiutarlo ad andare a vivere in Svezia con la famiglia, oggi la Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin è una delle realtà solidali più conosciute ed efficaci attive a Trieste. In due decenni ha ospitato centinaia di bambini e familiari da Africa, Asia, Sud America, Europa orientale e penisola balcanica. Paesi in cui era impossibile garantire cure adeguate per quei bimbi, che a Trieste hanno trovato la strada per una svolta: la percentuale di guarigione dei piccoli ospiti è stimata intorno al 94%. «Oggi la Fondazione opera su due fronti - spiega la presidente Daniela Luchetta -: quello dei bambini che necessitano di cure, ospiti dei centri di via Valussi e via Rossetti, e quello dell'aiuto a famiglie in difficoltà, che si è aperto attraverso la convenzione stipulata col Comune e permette a oggi di ospitare sei nuclei familiari con bambini. Ma supportiamo anche famiglie che vivono altrove, e sono in difficoltà economica. Anche il Centro raccolta di via Valdirivo 21 (vi confluiscono vestiario e altri generi di aiuti), gestito esclusivamente da volontari, è diventato un riferimento prezioso». Nel tempo la Fondazione ha moltiplicato il fronte dei suoi interventi cercando anche di sostenere ospedali pediatrici e orfanotrofi nelle aree del mondo che continuano a fare i conti con miseria e guerra (informazioni su www.fondazioneluchetta.org).

Il nuovo Centro Domani alle 15, a vent'anni esatti dai fatti di Mostar, la Fondazione inaugurerà a Trieste il suo terzo luogo di accoglienza: il nuovo centro di via Chiadino 7. Come rivela Daniela Luchetta, lo spazio è stato offerto gratuitamente da una famiglia che preferisce restare nell'anonimato. La struttura, che permetterà di ospitare una decina di persone in più, sarà arredata grazie alla donazione elargita da UniCredit attraverso una carta che accantona il 2 per mille di ogni spesa effettuata dai clienti senza aggravi per questi ultimi, alimentando un fondo che la banca destina a iniziative di solidarietà. «Siamo lieti che il contributo della Banca vada a questa importante iniziativa, in un territorio dove associazionismo e volontariato costituiscono parte imprescindibile della vita sociale – spiega Gianfranco Di Staso, responsabile Area Trieste di UniCredit -  La Casa che si apre è la dimostrazione dell’impegno di tutti i volontari che sostengono la Fondazione e siamo felici di avervi potuto contribuire».

La cerimonia All'inaugurazione parteciperanno la presidente della Regione Debora Serracchiani, il vicesindaco Fabiana Martini, la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, il prefetto Francesca Adelaide Garufi, il questore Giuseppe Padulano, il direttore generale del Burlo Mauro Melato, i rappresentanti delle confessioni religiose presenti in città e il portavoce di Articolo 21 Beppe Giulietti, che vent'anni fa condivise la nascita della Fondazione. A fare gli onori di casa ci saranno Daniela Luchetta e Fulvio Gon, cofondatore e primo presidente della Fondazione, assieme agli altri componenti il consiglio di amministrazione, con il segretario di giuria del Premio giornalistico Marco Luchetta, Giovanni Marzini. E come ogni anno, da domani sarà on line il bando per la nuova edizione del Premio.

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