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TRIESTE. Una task force di specialisti della scuola francese di speleologia subacquea, attrezzature all'avanguardia, una vasta sinergia ma soprattutto una dichiarata valenza che abbraccia il versante sociale e quello scientifico nell'intera provincia. Si apre una nuova caccia alle miniere dell' “oro blu”, l'acqua, e per farlo è il momento della “Timavo System Exploration 2013”, missione esplorativa a carattere speleosubacquea ambientata nel corso sotterraneo del Timavo, una sorta di sequel del pionieristico “Timavo Project” voluto dalla Società Adriatica di Speleologia e dalla Commissione Grotte “ Boegan” ma con maggiori risorse e rinnovate prospettive, di quanto avviato e poi interrotto nel 1993, causa il raggiungimento dei “ dichiarati limiti possibili”.

Altri tempi, anche per la tecnologia del settore. Venti anni dopo, e sempre sotto l'impulso della Società Adriatica di Speleologia, il viaggio infatti riprende e a viverlo sarà l'equipe capitanata da Claude Toulumdijan e Marc Douchet, due ninja della speleologia subacquea che opera sotto l'egida della “National Cave Diving Committee della Federation francaise d'etudes et de Sport sous Marins”, chiamati dirigere le operazioni programmate dal 9 al 18 agosto. Il campo di azione della “Timavo System Exploration 2013” è racchiuso in due zone: all'interno del Pozzo dei Colombi, situato nei pressi delle risorgive del fiume a San Giovanni di Duino, e nella parte di entrata dell'abisso di Trebiciano, posto alla profondità di 329 metri dalla superficie.

I temi della esplorazione? Semplici e intensi come un bicchiere d'acqua e riguardano il monitoraggio delle risorse naturali presenti nel territorio, la qualità esistente, i canali da scoprire e quelli da analizzare, i tassi di inquinamento e le strategie possibili in chiave di sviluppo. Una quindicina circa gli specialisti della missione, tradizionali invece i “nemici” naturali in agguato, corrispondenti alle possibili piene e al grado di visibilità. La “Timavo System Exploration 2013” si configura inoltre come una costola del più vasto disegno targato “Hydro Karst–L'acquifero del Carso quale risorsa idrica strategica transfrontaliera”, progetto finanziato nell'ambito del “Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia – Slovenia”, distribuito sul periodo 2007/2013, sostenuto dal Fondo Europeo di sviluppo regionale e da fondi nazionali.

Francesco Cardella

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