L'appello di Hack: «Urania Carsica va riaperta, è patrimonio della scienza»

L’ULTIMA INTERVISTA: 8 APRILE 2013. L'astrofisica parla della sua “creatura”: la stazione osservativa di Basovizza «è ancora importante per la ricerca sul sole». Per il restauro servono 130mila euro

L’8 aprile 2013 Margherita Hack rilasciò al Piccolo l’ultima intervista. A Fabio Dorigo raccontò il suo sogno: il restauro di Urania Carsica. Ecco il testo pubblicato allora.

«Fra cinque miliardi di anni non servirà più. Ma fino ad allora serve alla ricerca. Fra cinque milioni non cambierà molto rispetto ad oggi». Margherita Hack, 90 anni, astrofisica, tiene a precisare. Tra cinque miliardi e cinque milioni di anni c’è una certa differenza.

«Fra cinque miliardi il sole si espanderà tanto da lambire l’orbita della Terra. E il pianeta brucerà». A quel punto non servirà più osservare il sole. Ma non ancora. La cupola Urania Carsica della stazione osservativa Basovizza è stato chiusa tre anni fa, per motivi strutturali, con notevole anticipo sulla “fine” del sole. «Ormai non si lavora più come si lavorava una volta, quando ognuno faceva ricerca con il suo strumento - spiega Margherita Hack -. Oggi gli strumenti sono tanto sofisticati. Si lavora con grandi telescopi in Cile, nel deserto di Atacama».

A che serve la Cupola Urania Carsica?

Basovizza è importante per la divulgazione sia alla città che alle scuole. Fino a qualche anno fa era aperta al pubblico tutti i sabati e tutte le domeniche. Ora non è utilizzata. Un vero peccato per tutti. Per la città e per i giovani. Anche per la scienza.

Per la scienza?

Certo. La stazione osservativa di Basovizza riveste ancora un interesse scientifico per quanto riguarda il sole. Le osservazioni radio hanno ancora valore scientifico. E il radiotelescopio è l’unica cosa che funziona ancora.

Si può parlare quindi di ricerca scientifica?

Per il sole si tratta proprio di ricerca. Il sole è bello grosso. Anche con strumenti modesti si possono misurare le radiazioni. A Basovizza si sono fatte cose interessantissime.

Il resto invece?

Sole a parte, il resto serve per la divulgazione e la didattica scientifica. Che non è meno importante. Anzi.

La stazione di Basovizza è una sua creatura?

Sì. Ma all’epoca io l’ho fatta per la ricerca. Quando sono arrivata, nel 1964, la ricerca si faceva così. A Trieste si osservava da via Besenghi, il castello Basevi, con tutte le luci della città. Perciò avevo creato la succursale a Basovizza.

All’epoca era la prima donna in Italia a dirigere un Osservatorio astronomico...

Avevo vinto a Trieste la cattedra di Astronomia e per legge il cattedratico di Astronomia era anche direttore dell’osservatorio locale.

Perché è stata chiamata Urania la cupola di Basovizza?

Urania è la dea dell’Astronomia. Non l’ho messo io quel nome. Non mi ricordo bene. Comunque è un bel nome.

È anche il nome della vecchia colonna di fantascienza della Mondadori...

Non lo sapevo. Divertente.

Il radiotelescopio radio è stato finanziato dall’Us Air Force.

Era il momento in cui cominciavano i voli spaziali con gli astronauti e si doveva vedere se c’era una meteorologia spaziale. Cioè maggiore o minor emissione di particelle da parte del sole che poteva nuocere agli esseri umani. Per questo ebbi un contratto dall’Air Force...

Nonostante fosse una comunista...

Il contratto l’hanno fatto.

Per riaprire Urania Carsica di Basovizza servono circa 130mila euro. Non è una grande cifra.

A Trieste tutto è un problema. “No se pol”.

Una città difficile.

Non c’è neppure un Planetarium che città più piccole hanno.

Se n’era parlato per l’ex gasometro?

C’era già la stuttura pronta. E pure il progetto. Ma a Trieste “no se pol”. Punto.

A Basovizza c’è anche un altro edificio...

Ed è sempre rimasto vuoto. Doveva raggruppare tutte le attività astrofisiche, ma non è mai stato utilizzato per le difficoltà dei trasporti. Potrebbe essere utilizzato anche da altri istituti per conferenze e congressi.

Un patrimonio da salvare, insomma...

Per la divulgazione. E per la scienza.

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