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Uccise la ex convivente a Padriciano: per i periti Simsig è sano di mente

Secondo gli psichiatri De Vanna e Di Gennaro al momento dell’omicidio il gruista della Fincantieri era capace di intendere e volere. «Nella sua vita nessuno scompenso psicotico»

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E’ sano di mente Giulio Simsig, il gruista dalla “Fincantieri” che l’11 settembre dello scorso anni ha ucciso a Padriciano con una serie di coltellate Tiziana Rupena, colpevole ai suoi occhi di aver interrotto la loro convivenza.

Lo hanno detto gli psichiatri Maurizio De Vanna e Lucio Di Gennaro nella perizia affidata loro dal presidente del gip Guido Patriarchi. Difficile dunque pensare all’esito di questa perizia all’applicazione dell’attenuante della seminfermità e del relativo sconto di pena su cui puntavano i difensori, gli avvocati Sergio Mameli e Pietro Volpe.

«Giulio Simsig quando ha commesso l’omicidio non presentava una condizione morbosa avente una intensità e un profilo tali da essere considerata un vizio parziale nè tantomeno totale di mente. D’altro canto l’indagato non ha mai presentato nel corso della propria vita episodi di scompenso psicotico. E’ da sottolineare che nemmeno in seguito all’omicidio e alla conseguente carcerazione vi è stato in lui un distacco dalla realtà tale da renderlo incapace di intendere e di volere».

Secondo i due medici che hanno visitato più volte in carcere il gruista “nel momento in cui ha ucciso l’ex convivente Giulio Simsig era turbato da una rabbia motivata da una condizione di frustrazione collegata all’incapacità di modificare in senso a lui favorevole una situazione di conflitto relazionale, da lui vissuta come intollerabile”. Ma non basta. Il giudizio degli psichiatri si spinge oltre e definisce “abnorme” il modo in cui Simsig ha reagito a questa frustrazione. «Per altro questa rabbia non gli ha impedito di comprendere e di volere quanto stava facendo, com’è dimostrato dalla determinazione dei colpi di coltello inferti e dal suo comportamento immediatamente precedente e successivo all’omicidio».

«Simsig sfoga tutta la propria rabbia accumulata nei giorni precedenti, quando non era riuscito a convincere Tiziana Rupena a cambiare i suoi propositi di definitiva rottura del rapporto di coppia. Ma dopo aver scaricato l’enorme aggressività sente di dover chiamare il fratello , come a mantenere un legame, e il fratello gli ordina di non fare nulla e di consegnarsi ai carabinieri. La percezione di vuoto, successiva all’omicidio, è sintomatica dello scarico dell’aggressività e giustifica perché Simsig non si sia suicidato, semplicemente perché non ne aveva più la forza»

Si potrebbe continuare a lungo con altri dettagli: certo è che quanto scrivono gli psichiatri non consente più di contestare all’indagato la premeditazione che lo farebbe rischiare in astratto anche l’ergastolo. Si tratta invece di dolo d’impeto. «L’efferatezza del delitto compiuto senza alcun tentativo di dissimulazione è in sintonia con l’impulsività tipica dei suoi tratti polimorfi di personalità paranoide, antisociale, ossessiva compulsiva evidenziata dai risultati dei test».

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