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Val Rosandra, niente alberi niente più caccia al tesoro

Il progetto sul sito per studenti delle scuole era costato al Comune di San Dorligo 3mila euro. Bisognava individuare il nome delle piante

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Prima commissiona una guida interattiva per scoprire le bellezze naturali della Val Rosandra, poi dà il consenso alla Protezione Civile per raderne barbaramente al suolo la parte più verde. Roba da psicanalisi? Quasi. Eppure il Comune di San Dorligo della Valle è riuscito a fare proprio questo. L'ultima tragicomica notizia emersa in queste ore dopo gli interventi di “pulizia” dell'alveo del torrente Rosandra è la "Caccia al tesoro botanica in Val Rosandra", un progetto promosso dall'amministrazione Premolin, costato circa 3mila euro, intento a valorizzare da un punto di vista didattico la conoscenza della Riserva naturale regionale. Il software, disponibile anche per palmari e smartphone, doveva di fatto creare le premesse per inscenare una vera e propria caccia al tesoro riservata agli studenti delle scuole elementari dando loro il compito di individuare nel tratto iniziale della Valle dieci specie differenti di piante (su una lista complessiva di 27) che sino a circa dieci giorni fa contraddistinguevano l'entrata della riserva.

Ora, dopo l'intervento della Protezione Civile, avallato dal Comune di San Dorligo, l'applicazione non ha più ragion di esistere per un semplicissimo motivo: tutti quegli alberi non esistono più. Nel sito non è rimasto assolutamente nulla, salvo il pioppo nero (ma inutilizzabile perché capitozzato) e qualche rovo scampato alla furia distruttrice.

Sono completamente scomparse dall'area tutte le seguenti specie che rientravano nel giochino per i cellulari: acero campestre, ontano, asparago sempreverde, crespino, berretta da prete, luppolo, noce, ligustro e salice bianco. «Francamente mi sembra assurdo che nessun rappresentante del Comune sapesse che sin da settembre dell'anno scorso l'area devastata dall'intervento fosse proprio quella dedicata all'applicazione didattica per telefonini, commissionata dal Comune stesso al Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Trieste pochi mesi prima con una spesa di alcune migliaia di euro», commenta stupito e amareggiato Pier Luigi Nimis, professore ordinario di Botanica al Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Trieste. Nimis, assieme a Rodolfo Riccamboni ed Elena Pittao, è stato l'artefice di questo programma che in pochi mesi è stato scaricato da più di 4mila persone, provenienti anche da fuori Italia. «Una cosa particolare – prosegue Nimis – è che il Comune di San Dorligo, dopo aver commissionato e pagato regolarmente il software, si sia disinteressato di questo non utilizzandolo». Il professore ordinario di Botanica ha poi preannunciato che il Gruppo tecnico-scientifico della Riserva naturale della Val Rosandra di cui fa parte – ad Aldo Tomat, Alfonzo Zampatti, Aldo Cavani, Kajetan Kravos e Sergio Paradisi – è sul piede di guerra.

«Sono a dir poco stupito che il Comune di San Dorligo, gestore della Riserva, non abbia mai informato dell'intervento il Gruppo Tecnico-Scientifico della Riserva stessa, di cui faccio parte ed ho chiesto che entro la fine della prossima settimana il Gruppo venga sentito da parte del Comune altrimenti credo che io, e probabilmente anche i miei colleghi, ci vedremo costretti a rassegnare le dimissioni».

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