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Guida alpina muore precipitando dal Rilke

Alcuni rocciatori lo hanno trovato incastrato tra due alberi vicino alla spiaggetta del castello. Era lì da almeno 20 ore

2 minuti di lettura

di Claudio Ernè

Si chiamava Carlo Gasparini, aveva 48 anni, viveva a Grado e di mestiere era guida alpina. L’hanno trovato ieri privo di vita incastrato tra due alberi cresciuti alla base delle falesie di Duino, sotto il cosiddetto “Piastrone”, a 100 metri dalla spiaggetta sottostante il castello. Un volo di 25, 30 metri, senza testimoni e senza soccorritori. Per molte ore, almeno 20, Carlo Gasparini è rimasto lì, immobile su quella parete che amava tanto e che aveva attrezzato l’inverno scorso per renderla più sicura.

Ieri poco dopo mezzogiorno due altri rocciatori hanno visto il corpo e hanno dato l’allarme. Prima al 118, poi ai carabinieri. Si è messa in moto così una macchina ben rodata: pompieri rocciatori e sommozzatori, Capitaneria di porto, volontari del Soccorso alpino. Senza fretta il corpo della guida è stato calato fino alla sottostante spiaggia, inserito in un sacco salma e trasportato con un gommone nel porticciolo di Sistiana. Lì era in attesa il medico legale Fulvio Costantinides e i carabinieri che dovevano riferire al pm Giorgio Milillo, il magistrato di turno.

Il corpo di Carlo Gasparini appariva quasi intatto nella sua “divisa” da rocciatore. Caschetto bianco, imbragatura, moschettoni, scarpette da arrampicata. Tutto perfetto, rispettoso delle regole di sicurezza che lui stesso ha insegnato in questi anni a tanti ragazzi e adulti appassionati della verticalità della roccia, dell’acqua che scende per i canyon, della neve fresca e delle escursioni con gli sci in alta quota.

Solo un dettaglio strideva e allarmava: quando il corpo è stato ricuperato, Carlo Gasparini non era assicurato. Forse arrampicava “in libera” su una via che conosceva a menadito e a cui riteneva di poter dare “confidenza”. Forse stava verificando uno delle tante “resinature” che lui stesso aveva realizzato

Nello zaino i pompieri hanno trovato tra altri moschettoni e spit, un potente trapano a batteria, usato per perforare il compatto calcare di quella falesia e creare nuovi punti di assicurazione. Con buona probabilità la guida stava lavorando per migliorare la sicurezza della parete e forse un malore lo ha tradito perché non ci sono al momento altre spiegazioni al suo volo di 25, 30 metri, senza testimoni e senza soccorritori.

Anche l’ora della caduta e della morte sono ancora incerte. Qualche dato potrà venire dall’ispezione esterna del corpo e dall’autopsia. Certo è che la guida alpina ha passato su quella parte l’intera altra notte, quando la temperatura è scesa fino a cinque gradi. I primi a raggiungere il corpo sono stati tre pompieri della squadra specializzata in soccorsi speleologici, alpinistici e fluviali.

Roberto Massi, il caposquadra, si è calato dal sentiero Rilke lungo la parete assieme ai suoi uomini usando un discensore. Ha raggiunto il corpo e con l’aiuto dei compagni dalla morsa che aveva interrotto la caduta. «Era attrezzato di tutto punto. Non erano visibili ferite o sangue». Prima il sacco salma, poi la barella, infine il gommone dei sommozzatori dei vigili del fuoco, hanno mestamente accolto Carlo Gasparini per trasportarlo nel porticciolo di Sistiana. Lì’era in attesa il “coroner” Fulvio Costantinides e i carabinieri.

Sul Rilke e sulle banchine intanto centinaia e centinaia di persone passeggiavano tranquille nel sole di una domenica autunnale.

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