Il triestino sequestrato: «Sto morendo, salvatemi»

Drammatica telefonata dell’ufficiale marittimo Eugenio Bon al padre: «Non sento più le gambe, i pirati somali ormai ci torturano, fai qualcosa»

TRIESTE. «Per favore salvami: sto morendo, le gambe non le sento più, non riesco a camminare, ho la pelle tutta rovinata, ormai ci torturano ogni giorno, sono sfinito». È la drammatica telefonata ricevuta ieri pomeriggio dalla Somalia da Adriano Bon, il padre dell’ufficiale triestino Eugenio detenuto da febbraio dai pirati di quel Paese a bordo della nave “Savina Caylyn”.

«Non lo sentivo dal 12 aprile e il cuore mi è esploso in testa sentendo la sua voce balbettante, fievole, irriconoscibile, interrotta da singhiozzi» spiegava ieri sera il genitore ancora comprensibilmente sconvolto dalla conversazione ricevuta alle 18.30 dalle sponde dell’Oceano Indiano.

«Il corpo non risponde più e ogni giorno è peggio. Perchè ancora nessuno ha pagato, perchè Pio Schiano e Luigi D'Amato ci lasciano morire, ti prego telefona a loro e digli che paghino subito, io non so quanti giorni ancora riesco a resistere e sopravvivere» si è sfogato al telefono senza più forze il marittimo, riferendosi agli armatori della sua compagnia.

«Ma l'Italia sa che noi siamo qui abbandonati da febbraio, può fare qualcosa per non lasciarci morire? Perchè tutti ci hanno abbandonato? Papà ti prego fai tu qualcosa per salvarmi» si è appellato sconsolato Eugenio.

«Mio figlio è robusto, coraggioso ed è stata la sua voce, più ancora delle parole, ormai priva di vita che mi ha impressionato, insieme alla rabbia dell'impotenza» racconta Adriano. «In questo momento - aggiunge dalla sua abitazione triestina - devo frenare l'istinto che mi spingerebbe ad afferrare per il collo tutti quelli che potrebbero fare qualcosa e non lo fanno, nell’attendere freddi e impassibili la famosa attesa dei 10 o12 mesi di sequestro che farà guadagnare tutti».

Adriano Bon si rivolge idealmente al sottosegretario alla Presidenza del governo Gianni Letta: aveva promesso che si sarebbe preso in mano personalmente questo nostro dolore. E allo stesso premier Silvio Berlusconi: «Ora è informato. Se qualcuno sulla “Savina” dovesse morire o rientrare invalido per tutta la vita, avrete gran parte della responsabilità agli occhi degli italiani».

Bon non risparmia critiche all’armatore: «L'altra responsabilità, quella concreta, peserà su di lui. Avrà difficoltà a portarsi dietro il peso dell'onorificenza di cavaliere del lavoro (datogli dallo Stato, uniti anche su questo). Infine il padre, che come altri famigliari si è finora dichiarato contrario a ogni ipotesi di blitz, se la prende con la stampa nazionale, «che avrebbe potuto aiutare molto ma ha preferito mettere il silenziatore a questa tragedia infinita».

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