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La giunta Fvg benedice le chiusure domenicali. Ok di Confcommercio

L’assessore Bini: «Regolamentazione necessaria a tutela dei piccoli negozi». Da Pozzo: «Provvedimenti attesi da tempo». Protesta la grande distribuzione

TRIESTE La proposta di legge sulle chiusure domenicali dei negozi conquista Regione e Confcommercio. Protesta invece il comparto della grande distribuzione del Friuli Venezia Giulia che aveva cantato vittoria nel maggio del 2017, portando a casa una decisione della Corte Costituzionale che aveva bocciato la legge regionale 4 del 2016 che stabiliva l’obbligo di chiusura nelle festività “comandate”, e ora vede aprirsi un altro fronte caldo, questa volta a livello nazionale.

Il disegno di ...

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TRIESTE La proposta di legge sulle chiusure domenicali dei negozi conquista Regione e Confcommercio. Protesta invece il comparto della grande distribuzione del Friuli Venezia Giulia che aveva cantato vittoria nel maggio del 2017, portando a casa una decisione della Corte Costituzionale che aveva bocciato la legge regionale 4 del 2016 che stabiliva l’obbligo di chiusura nelle festività “comandate”, e ora vede aprirsi un altro fronte caldo, questa volta a livello nazionale.

Il disegno di legge della maggioranza di governo, di fatto abroga i due articoli che hanno liberalizzato le aperture dei negozi e in particolare l’articolo 31 del cosiddetto “Salva Italia” varato dal governo Monti, che aveva introdotto su questo fronte la massima autonomia da parte degli esercizi. Una proposta, quella del vicepremier pentastellato Luigi Di Maio, condivisa dall’assessore regionale alle Attività produttive Sergio Bini che, prima ancora che il dibattito si aprisse a livello nazionale, si era espresso favorevolmente ad una regolamentazione degli orari del commercio, auspicando un’azione di revisione. «Una regolamentazione va fatta – ribadisce Bini – per ridare dignità al piccolo commercio, asse portante della nostra economia. Io ho a cuore le botteghe di vicinato, per troppo tempo non tutelate e poco valorizzate. A mio avviso regolamentando gli orari, si otterrebbe un duplice risultato: da una parte il supporto ai piccoli commercianti che avrebbero la possibilità di riprendersi, di riavere ossigeno, dall’altro si ridarebbe vitalità ai centri storici e ai rioni, svuotati dalla grande distribuzione».

Dal punto di vista occupazionale, e di fronte alla perdita di posti di lavoro prospettata dalla gdo, Bini sostiene che «il cuore del sistema dovrebbe ruotare attorno all’applicazione dei contratti già esistenti mentre andrebbero perseguiti coloro che fanno i furbetti non applicando i contratti nazionali di lavoro, a discapito proprio dei lavoratori». Su questa posizione e sull’opportunità di una regolamentazione sulle aperture festive, Bini trova pieno appoggio nel presidente regionale di Confcommercio, Giovanni Da Pozzo. «Sono provvedimenti che auspichiamo da tempo – sostiene –, un contenimento del numero di negozi aperti nei giorni non lavorativi, oltre a tutelare il personale, rappresenta la via maestra per la tutela del piccolo commercio, una presenza che, in un territorio come quello regionale, continua a essere un valore anche sociale. Auspico che la nostra Regione accolga le indicazioni del governo – aggiunge – e le adotti con le corrette deroghe, come quella prevista per le realtà turistiche che necessitano di maggior flessibilità».

«Trieste è una città turistica quindi il problema non ci tocca – commenta Antonio Paoletti, presidente di Confcommercio Trieste –, abbiamo già affrontato una battaglia lo scorso anno, tutelando alla fine questa città che gode di un importante incremento di turisti: chi la visita vuole i negozi aperti».

Contraria alla proposta del governo è Federdistribuzione, la realtà che riunisce i colossi della grande distribuzione, che sostiene siano a rischio molti posti di lavoro visto che la domenica è diventato il secondo giorno per incasso dopo il sabato. «Siamo allineati con la posizione di Federdistribuzione alla quale aderiamo – dichiara Fabrizio Cicero di Aspieg, coordinatore Despar per la nostra regione –, stiamo cercando di capire cosa voglia fare il governo perché c’è ancora molta confusione, ma certamente una proposta come quella avanzata nelle ultime ore porterebbe ad un’importante riorganizzazione del lavoro». Tra le grandi realtà commerciali regionali, c’è anche qualche voce fuori dal coro. Come quella di Gianni Arteni, alla guida dello storico negozio di Tavagnacco: «È arrivato il momento di ripristinare un po’ di vita civile – spiega –, facendo arrabbiare di meno i lavoratori e facendo diminuire i costi aggiuntivi determinati da tutte queste aperture, e che alla fine vanno ad incidere sul costo finale del prodotto e, dunque, sui consumatori». —