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Le barricate albanesi bloccano Vučić. In Kosovo la tensione torna alle stelle

Il blocco stradale con tanto di copertoni bruciati lungo la strada che Vucic avrebbe dovuto percorrere per giungere nell'enclave serba di Banje

Tra i dimostranti contro il presidente serbo anche molti veterani dell’Uck. Ue e Usa: urgente normalizzare i rapporti

BELGRADO Folle arrabbiate, trattori, camion e autobus a bloccare le strade, copertoni bruciati. E slogan ben chiari, come «Vuciqi nuk kalon», Vučić non passerai. E il presidente serbo Aleksandar Vučić, ieri – al secondo giorno della sua visita tra i serbi del Kosovo, giornata ad altissima tensione – non è passato, costretto a cancellare una tappa nell’enclave di Banje a causa delle manifestazioni di collera della maggioranza albanese.

Banje, nell’area di Drenica – una delle più insanguinate d ...

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BELGRADO Folle arrabbiate, trattori, camion e autobus a bloccare le strade, copertoni bruciati. E slogan ben chiari, come «Vuciqi nuk kalon», Vučić non passerai. E il presidente serbo Aleksandar Vučić, ieri – al secondo giorno della sua visita tra i serbi del Kosovo, giornata ad altissima tensione – non è passato, costretto a cancellare una tappa nell’enclave di Banje a causa delle manifestazioni di collera della maggioranza albanese.

Banje, nell’area di Drenica – una delle più insanguinate da crimini di guerra durante e prima della guerra del 1999, e culla dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) – alcune centinaia di albanesi sono scesi in strada fin dalla primissima mattina per isolare il villaggio. Nella notte e a ridosso dei blocchi stradali si sarebbe udita anche qualche raffica di kalashnikov, hanno sostenuto i media serbi: ma la polizia di Pristina in una nota ha assicurato di non avere alcuna informazione in merito su spari vicino ai blocchi stradali. Blocchi dove sono comparsi invece striscioni con su scritto «Chi ha commesso genocidio deve chiedere perdono» e «Vučić deve scusarsi per i crimini commessi» dai serbi ai tempi di Milosević e «per tutti i massacri compiuti in Kosovo», un concetto ripetuto anche da leader politici locali che hanno affiancato i manifestanti.

Diversi gli episodi di nervosismo, con aggressioni a giornalisti. Tra i dimostranti e organizzatori della protesta, anche molti veterani dell’Uck, una presenza scomoda che ha fatto innalzare ulteriormente la tensione. E che ha spinto il governo di Pristina a vietare la visita a Banje «per ragioni di sicurezza». Vučić, da parte sua, ha prima suggerito che la situazione va risolta «con l’intelligenza e le parole». E ha poi tentato comunque di raggiungere l’enclave, senza riuscirci, stoppato dalla polizia kosovara. «Voglio scusarmi con i cittadini che non sono potuti venire», ha poi detto il presidente serbo a Mitrovica Nord, durante un grande raduno con i serbi del Nord del Kosovo, in occasione del quale ha ribadito la necessità di negoziare con Pristina.

Non sono potuti venire perché qualcuno «ha incendiato gomme e sparato», ha accusato Vučić. «Non mi piacciono le armi, ma non permetteremo che si aggrediscano i serbi», ha poi asserito. Ma «da questo luogo non voglio dire brutte parole contro gli albanesi. E neanche contro chi ha fatto finta che non sia accaduto nulla», ha chiosato con un riferimento neppure tanto sottinteso alla missione Nato in Kosovo (Kfor), che aveva assicurato che «la sicurezza è garantita».

Parole molto diverse da quelle pronunciate dal “comprimario” di Vučić al tavolo negoziale a Bruxelles, il presidente kosovaro Hashim Thaci. «Come presidente – ha detto Thaci – capisco la reazione» degli albanesi, scesi in strada per «esprimere una rivolta giustificata» contro Vučić. «Le ferite della guerra sono ancora fresche», ha aggiunto Thaci, ammettendo tuttavia che i blocchi stradali «non aiutano» gli sforzi per raggiungere un’intesa - ancora lontana, è stato ribadito ieri - tra Serbia e Kosovo.

Una ferma condanna agli incidenti è invece arrivata dall’Ue: la portavoce della Commissione, Maja Kocijančić, ha avvisato che, soprattutto ora, è assolutamente necessario «un impegno pieno» per mantenere calma e «saggezza» per costruire la pace. A esporsi anche gli Usa, con l’ambasciatore a Belgrado Kyle Scott che ha letto il caos di ieri come dimostrazione di quanto sia sempre più necessario un «compromesso per la normalizzazione dei rapporti» tra due popoli che appaiono ancora inconciliabili. —