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Il blitz antiprofughi spacca la coalizione. E la Chiesa insorge: «Una vergogna»

A Trieste Forza Italia prende le distanze dal gesto di Polidori. La condanna della Curia: «Chi comanda non è onnipotente»

TRIESTE Il blitz anti migranti sulle Rive del vicesindaco Paolo Polidori spacca la maggioranza di centrodestra in Comune a Trieste e innesca forti tensioni con la Chiesa. Mentre Forza Italia e Lista Dipiazza prendono politicamente le distanze, la Curia, per voce del vicario episcopale per il Laicato e la Cultura monsignor Ettore Malnati, emette una condanna ancora più categorica dell’iniziativa del padano: «Mi vergogno di quello che ha fatto», commenta il braccio destro del vescovo. Parole n ...

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TRIESTE Il blitz anti migranti sulle Rive del vicesindaco Paolo Polidori spacca la maggioranza di centrodestra in Comune a Trieste e innesca forti tensioni con la Chiesa. Mentre Forza Italia e Lista Dipiazza prendono politicamente le distanze, la Curia, per voce del vicario episcopale per il Laicato e la Cultura monsignor Ettore Malnati, emette una condanna ancora più categorica dell’iniziativa del padano: «Mi vergogno di quello che ha fatto», commenta il braccio destro del vescovo. Parole nette, che arrivano all’indomani della grande risalto mediatico dato alle gesta di Polidori. Il video che lo ritrae mentre caccia i profughi dal centro ha fatto il giro del web. E la stampa nazionale ha acceso i riflettori sul “caso Trieste”, alla prese con la difficile gestione dei flussi migratori. Lo stesso che, mercoledì, porterà in piazza il Comitato antirazzista per un presidio sotto i palazzi di Regione e Prefettura.

Trieste, blitz del vicesindaco Polidori (Lega) sulle Rive con i profughi



Dalla Chiesa arrivano parole che non lasciano spazio a interpretazioni. Don Ettore Malnati non giudica tanto la persona di Polidori - «non mi permetto» - quanto «l’azione». Quella «vergogna», che prova il vicario episcopale giunge dopo un’accurata riflessione. «L’ordine è una questione senz’altro importante, però c’è modo e modo di farlo rispettare, soprattutto nei confronti di persone straniere. Queste ultime devono vedere che siamo educati, che teniamo a un certo decoro della città dove viviamo, ma il modo con cui intervenire deve essere rispettoso, anche se loro non sono state rispettose». Nessuna parabola da ricordare al leghista che si “prende cura” della propria città, ma una reminescenza. «Ci possono essere situazioni di conflittualità e poca moralità, però non si può fare di tutta un erba un fascio: chi scappa dalla fame ha diritto di trovare un’accoglienza rispettosa e poi integrarsi, la cultura degli italiani non è chiudersi. Noi stessi dopo le due guerre siamo andati in giro per il mondo a cercare lavoro». Non si leggano però queste parole come una “scomunica” di Polidori: «Il peccatore si converta e viva. C’è bisogno di riflettere». E, con il tweet che il rappresentante della Curia ha cinguettato qualche giorno fa, conclude: «Chi governa non deve pensare di avere l’onnipotenza ma l’etica di chi governa ed equità».

Il vicesindaco leghista Polidori in azione sulle Rive di Trieste


Dopo le dichiarazioni del sindaco Roberto Dipiazza - «No alla caccia alle streghe, Trieste non è razzista» -, anche una buona fetta della maggioranza prende le distanze da Polidori. Ieri il gruppo di Forza Italia in Consiglio comunale ha sottoscritto la nota preparata da Bruno Marini per esprimere «assoluta condivisione» nei confronti di Dipiazza, in particolare «laddove il sindaco invita le parti politiche ad abbassare i toni». Anche perché «le forze dell'ordine dispongono di tutti gli strumenti per intervenire». Di qui la richiesta, riferita al blitz del vicesindaco, «al rispetto dei ruoli istituzionali di ciascuno, premessa indispensabile per una civile convivenza della comunità cittadina». Il capogruppo Piero Camber rincara la dose: «Polidori non è un pubblico ufficiale, non esiste che vada in strada a sgomberare la gente. C’è la polizia per questo». Sulla stessa linea l’assessore alla Politiche sociali Carlo Grilli, collega di giunta di Polidori ed esponente della civica del sindaco. «Sono d’accordo con Dipiazza - osserva -. L’immigrazione è un tema strutturato da affrontare con il governo, la Prefettura e le forze dell’ordine, non con le singole piazzate. Ciò che ha fatto il vicesindaco non è il mio stile». Fratelli d’Italia, con il capogruppo Claudio Giacomelli, non stigmatizza invece la sortita di Polidori: «La sua è stata un’azione dimostrativa, quindi non gli butto la croce addosso. Trieste deve porre la questione migranti nel modo più pubblico possibile, visto che il Fvg si trova dinnanzi a una continua violazione del trattato di Dublino».

Il centrosinistra, intanto, va all’attacco. L’ex sindaco Roberto Cosolini, consigliere regionale del Pd, chiede la testa di Polidori. «Quella dell’altra notte è una bravata che giustificherebbe una revoca da parte del sindaco di tutte le deleghe assegnate al suo vice - attacca -. Così Dipiazza dimostrerebbe la sua distanze. Comunque condivido il suo invito ad abbassare i toni, ma deve fare anche un esame di coscienza. Perché tutto ciò è il risultato di una campagna pesante contro i migranti, fatta per prendere consenso. Ciò che ha fatto Polidori è violento, irrispettoso e irresponsabile. Non è questo che ci si attende da un amministratore pubblico». La capogruppo Pd in Comune, Fabiana Martini, è altrettanto diretta: «Ciò che abbiamo visto è grave - accusa - è un abuso di potere. Polidori non ha alcun titolo per andare in strada e mandar via le persone. E comunque inganna i triestini, perché non risolve alcun problema. Solo propaganda».