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Cantieri in sciopero ad oltranza, braccio di ferro con Zagabria

Allo Scoglio Olivi e al 3 Maggio prosegue la protesta dei 4.500 senza paga. Il sindaco Miletić scende in strada con i lavoratori: «Intervenga il governo»

POLA Prosegue lo sciopero dei 4.500 dipendenti dei due maggiori cantieri navali della Croazia, lo Scoglio Olivi di Pola e il 3 maggio di Fiume che insieme formano il Gruppo Uljanik: il motivo della protesta è il mancato versamento dello stipendio di luglio che sta mettendo in ginocchio tante famiglie. Un ritardo che sta assumendo tinte drammatiche nelle famiglie i cui componenti lavorano tutti nel cantiere: oltre che a mangiare e a pagare le bollette, ci sono le rate del credito da pagare, b ...

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POLA Prosegue lo sciopero dei 4.500 dipendenti dei due maggiori cantieri navali della Croazia, lo Scoglio Olivi di Pola e il 3 maggio di Fiume che insieme formano il Gruppo Uljanik: il motivo della protesta è il mancato versamento dello stipendio di luglio che sta mettendo in ginocchio tante famiglie. Un ritardo che sta assumendo tinte drammatiche nelle famiglie i cui componenti lavorano tutti nel cantiere: oltre che a mangiare e a pagare le bollette, ci sono le rate del credito da pagare, bisogna acquistare l’occorrente scolastico per i figli visto che il 3 settembre inizierà l'anno scolastico.

Ieri mattina i cantierini istriani hanno sfilato nuovamente per le vie di Pola invitando i cittadini a unirsi a loro. Hanno nuovamente sostato in Piazza Foro manifestando sotto l'ufficio del sindaco Boris Miletić che è sceso in strada rivolgendosi con il megafono ed esprimendo tutta la sua solidarietà. «Spero che il governo comprenda la grave situazione e intervenga», ha detto il primo cittadino, ribadendo l'importanza della cantieristica navale. «È necessario che dopo la sua ristrutturazione - ha aggiunto Miletić, il cantiere diventi competitivo su scala internazionale e che non abbia più bisogno del sostegno finanziario statale».

Sostegno che stando ai dati che circolano su Internet dal 1992 al 2017 per tutta la cantieristica croata ammonta a 4.08 miliardi di euro di cui 0,6 miliardi versati sul conto dello Scoglio Olivi. E il governo da mesi va dicendo che lo Scoglio Olivi essendo compagnia privata non deve e non può più contare sul supporto dello Stato. Proprio per questo si è proceduto alla stesura del famoso piano di ristrutturazione aziendale (con l'ottimizzazione e diversificazione della produzione che comporterà il taglio di 1.100 posti di lavoro) inviato alla Commissione europea che ancora non ha espresso la sua valutazione in merito.

Un piano che appena ottenuto l’ok da Bruxelles verrà attuato con l’iniezione di capitale fresco del futuro partner strategico, la società Kermas Energija di Zagabria, di cui è titolare il controverso Tyconn Danko Koncar. Controverso perchè finora non ha attuato nessuno dei suoi decantati progetti in Istria e poi, come sostengono alcuni analisti, vorrebbe rilanciare lo Scoglio Olivi senza avere un soldo in tasca ma facendo affidamento unicamente sui crediti. Anche per questo il governo croato non lo vede troppo di buon occhio.

Ieri l'agitazione è proseguita anche a Fiume, qui gli scioperanti oltre allo stipendio chiedono la rimozione della direzione aziendale accusata di aver dirottato nelle casse a Pola i soldi governativi destinati al 3 maggio. Sul siluramento dei vertici aziendali ritenuti i maggiori responsabili di quella che viene definita la più grave crisi di Scoglio Olivi, si insiste anche a Pola e ieri i sindacati hanno consegnato la richiesta formale in forma scritta ad andarsene alla direzione stessa. —