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Sciopero al Gruppo Uljanik, lavoratori in corteo a Pola

La situazione discussa nel gabinetto ristretto del governo, ma Zagabria conferma: nessun aiuto dalle casse statali

POLA È partito ieri lo sciopero generale a oltranza dei 4.500 dipendenti dei cantieri navali del Gruppo Uljanik, lo “Scoglio Olivi” e il “3 maggio”, considerati i due più rilevanti nel paese. I lavoratori sono fermi nelle loro posizioni: riprenderanno a lavorare solo dopo aver intascato il salario di luglio. E chiedono con sempre maggior forza la rimozione della direzione aziendale ritenuta responsabile della gravissima crisi. Direzione che, secondo autorevoli esperti di cantieristica, già d ...

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POLA È partito ieri lo sciopero generale a oltranza dei 4.500 dipendenti dei cantieri navali del Gruppo Uljanik, lo “Scoglio Olivi” e il “3 maggio”, considerati i due più rilevanti nel paese. I lavoratori sono fermi nelle loro posizioni: riprenderanno a lavorare solo dopo aver intascato il salario di luglio. E chiedono con sempre maggior forza la rimozione della direzione aziendale ritenuta responsabile della gravissima crisi. Direzione che, secondo autorevoli esperti di cantieristica, già da anni operava con la prassi di accettare nuovi ordini di navi pur consapevole che ogni contratto comportava delle perdite.

Ieri i cantierini di Pola si sono presentati sul posto di lavoro alle 7, e due ore dopo hanno dato vita a un comizio di protesta organizzato dai sindacati davanti al palazzo della direzione. Una protesta molto rumorosa con slogan contro i vertici aziendali, sfuggita infine al controllo dei sindacati stessi: i manifestanti sono usciti dallo stabilimento e hanno bloccato il traffico, mentre la polizia dirottava la circolazione su percorsi alternativi. Da qui si è formato un corteo spontaneo lungo il centro cittadino, in testa uno striscione con la scritta “Uprava odlazi” (“Direzione vattene”). Intorno alle 14 i lavoratori sono rientrati nello stabilimento dove hanno atteso la fine dell’orario lavorativo prima di tornare a casa. Oggi la protesta riprenderà.

Della situazione nei cantieri navali di Pola e di Fiume si è parlato ieri nel gabinetto ristretto del governo che ha ribadito le note posizioni: finiti i tempi in cui si attingeva alle casse statali per risanare i debiti del cantiere, è un’azienda privata la cui direzione deve trovare soluzioni. Di tutt’altro parere l’autorevole analista Marinko Skare, secondo cui il governo dovrebbe prendere a cuore le sorti dello Scoglio Olivi come ha fatto per Agrokor, anch’essa una società privata per la quale ha anche nominato un commissario straordinario. «Se non si interviene dall’alto - così Skare - si profila un procedimento fallimentare che avrebbe effetti devastanti per tutta l’economia croata». E comporterebbe l’attivazione delle garanzie statali per i crediti milionari. —