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Sgarbi difende il manifesto della Barcolana: «È bellissimo. Da Polidori autogol per la Lega»

L’intervento del critico dopo le polemiche sul disegno di Marina Abramovic per la prossima edizione della regata: «Gli artisti non si censurano»

TRIESTE «Voglio dire subito una cosa: quel manifesto è bellissimo. E ne voglio dire un’altra: buona norma è non censurare gli artisti. Nulla li favorisce più della censura, uno strumento con cui il potere entra dentro una questione e la sottolinea, aumentandone l’enfasi».

Sulle polemiche di questi giorni attorno al manifesto disegnato da Marina Abramovic per l’edizione numero 50 della Barcolana, in programma ad ottobre, e sulle parole del vicesindaco leghista Paolo Polidori, amplificate anche dalla stampa nazionale, Vittorio Sgarbi va dritto al punto.

«A proposito di censura vorrei raccontare un episodio. Alla fine degli anni ’90 Luca Ronconi a Siracusa, durante la rappresentazione de Le rane di Aristofane, fece delle caricature di Bossi, Fini e Berlusconi. Qualche giorno più tardi, durante una cena, il forzista Gianfranco Micciché si lamentò, dicendo che quelle caricature erano sbagliate. Ronconi, furbissimo, tolse quelle immagini, dicendo che erano state censurate da Micciché. E questo fece parlare all’infinito di questo episodio, come sta succedendo adesso per il manifesto della Barcolana. Insomma, per dire che ogni volta che tu fai una censura, ottieni il risultato opposto. La miglior censura è il silenzio».

''Siamo tutti sulla stessa barca'', il manifesto di Marina Abramovic che ha fatto infuriare la Lega La Barcolana, storica regata triestina, è giunta alla sua cinquantesima edizione. Per l’occasione il manifesto che dovrebbe sponsorizzare l’evento è stato firmato dalla pioniera delle performance d’artista, la statunitense di origine montenegrina Marina Abramovic.Il contenuto del poster, però, ha fatto infuriare il vicesindaco leghista di Trieste, Paolo Polidori. Sul manifesto c’è scritto: “Siamo tutti sulla stessa barca” (a cura di Andrea Scutellà) - L'articolo


La Lega contestava il manifesto come un riferimento ai migranti. È così?

L’arte generalmente è di opposizione, ma in questo caso non c’è nessuna contrapposizione tra la Abramovic e l’azione di governo di Salvini e della Lega. Anche se la Abramovic conoscesse il ministro dell’Interno e volesse polemizzare con lui, di fatto non è andata così: la sua frase “Siamo tutti sulla setssa barca” è una frase umanistica, universalistica. L’hanno usata Cicerone, Tito Livio, è scritta nel Vangelo.

Ecco, proprio la frase ha creato qualche mugugno.

Ma è una bellissima frase e l’ha scelta bene. Lei ha voluto andare oltre: non parla né della barca “sfigata” dei profughi né di quella “fortunata” della Barcolana. Lei dice semplicemente “Siamo tutti sulla stessa barca”, ed è vero. Dove sarebbe l’atteggiamento anti-leghista? È una frase cristiana che un artista si può benissimo permettere. Questa è una frase che potrebbe dire anche Salvini: “Siamo tutti sulla stessa barca, cerchiamo di salvarci”.

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Dopo le polemiche di questi giorni la linea dura iniziale è stata un po’ smorzata. Non basta?

Ormai il danno è fatto. Quella di Polidori è stata una presa di posizione inutile. Non si capisce che bisogno abbia Salvini di essere difeso su una cosa come questa che non fa male a nessuno. Adesso, però, sembra contro Salvini e contro tutta la Lega solo per il fatto che si è tentato in qualche modo di censurare l’opera. L’effetto è diventato l’opposto. Se Polidori avesse detto: “Siamo d’accordo con questo messaggio”, avrebbe neutralizzato il manifesto. Se invece ci va contro a testa bassa, lo fa diventare un manifesto contro di loro. È lui che ha dato colore politico a questo manifesto. Barca uguale profughi è una contrapposizione che si è inventato lui. E così facendo ha dato la zappa sui piedi alla Lega.

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Ha sentito l’artista, Marina Abramovic?

No. Devo dire che non sono un suo simpatizzante. In questo caso, però, trovo sia stata esemplare. Ha fatto un bellissimo manifesto con un messaggio, lo ripeto, all’umanità. È una dichiarazione umanitaria, non politica. Benché lei faccia politica e benché si possa interpretare come un atto politico, è solo la censura che lo fa diventare tale.

Sia il vicesindaco Polidori sia il presidente della Barcolana Gialuz hanno detto che il manifesto a livello locale di fatto non ci sarà, ma sarà usato solo a livello nazionale e internazionale.

E questo è sbagliatissimo. Così facendo si afferma che Trieste è una città “diversa”, di fatto mortificandola. Li invito a ripensarci perché così vorrebbe dire discriminare la città. —
 

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