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Il progetto di Orbán: un'Europa centrale riunita nel segno della cristianità
Il discorso

Il progetto di Orbán: un'Europa centrale riunita nel segno della cristianità

Il leader ungherese: «Sì a una regione nuova e più sicura». L’attacco a Bruxelles: «Il futuro dell’Europa siamo noi»

BELGRADO Odiato o amatissimo, è stato un apripista, in particolare adottando misure draconiane contro migranti e profughi. E comunque la si veda, il premier magiaro Viktor Orbán è un visionario, che spesso realizza i suoi sogni e progetti.

Ora ne ha uno nuovo. Che potrebbe cambiare il futuro di una parte d’Europa. Il progetto è stato illustrato in pompa magna non in Ungheria bensì in Romania, nella terra degli Szekely magiari, in un incontro con la locale minoranza ungherese. Lì, nel cuore della Transilvania, Orbán ha annunciato che «l’Ungheria sta entrando in una nuova era», come si legge in una nota girata alla stampa straniera dal governo. Era che, dopo l’uscita dalla crisi e l’ennesimo trionfo alle urne di Orbán, vedrà la fine «della solitudine dell’Ungheria» durata «un secolo», ha detto il premier, con un chiaro riferimento alle dolorose amputazioni di due terzi del territorio dell’Ungheria post-trattato del Trianon.

Una solitudine da spezzare in due fasi. Prima – ha spiegato il premier - «si colleghino i nostri Paesi con autostrade e ferrovie», sincronizzando anche le politiche energetiche e di difesa. E poi si costruisca una «nuova e più sicura regione», «l’Europa centrale». Regione che dovrà reggersi su cinque pilastri: il diritto di proteggere la cultura cristiana rigettando il multiculturalismo, l’autorità di difendere il modello tradizionale di famiglia. E poi il diritto al protezionismo economico, il potere di respingere i migranti e di proteggere i confini. E il diritto dell’«una nazione un voto» a livello di Ue.

L’Europa centrale non sarà fuori dall’Ue ma ne rappresenterà l’avvenire, perché le élite di Bruxelles «hanno fallito» e «i giorni della Commissione europea sono contati», ha assicurato Orbán, in un discorso in cui ha invece lodato Erdogan e la «stabilità» della Turchia. E sarebbe giunta l’ora, ha poi arringato il leader magiaro, di «mostrare che c’è un’alternativa alla democrazia liberale, si chiama democrazia cristiana». Presto, ha chiosato, i «sessantottini al potere» andranno in pensione e «la generazione del 1990, di anti-comunisti cristiani con spirito nazionale» prevarrà. Trent’anni fa «pensavamo che l’Europa fosse il futuro, ora siamo noi il futuro d’Europa».

Ma che futuro può avere l’Europa centrale “orbaniana”? E quali Paesi potrebbe includere? Il premier non ha fatto nomi, ma si può prevedere che sia una versione allargata del Gruppo di Visegrad (Polonia, Cechia, Slovacchia, Ungheria), da arricchire includendo la Croazia, politicamente affine, e la Romania. E magari anche la Serbia di Aleksandar Vučić e il Montenegro, da accogliere quanto prima nell’Ue – e prima

del 2025 indicato da Bruxelles - ha auspicato. Paesi che, secondo Orbán non apparterebbero ai Balcani, bensì proprio all’Europa centrale. Quella che il leader populista vorrebbe trasformare in un unicum, forte e ascoltato in Europa. E da lui "eterodiretto".


 

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