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il caso

La Cgil va in Procura contro il “tetto” di bimbi stranieri a Monfalcone

Esposto sull’atto di sindaco e dirigenti didattici: «Discrimina». Cisint: avanti senza paura, l’anno prossimo giù fino al 40%

MONFALCONE Sulle scuole si va avanti. Pur se la vicenda s’è fatta ormai ingarbugliata e le interpretazioni fornite dalle parti paiono discordanti, due cose sono certe: la prima è il deposito in Procura a Gorizia di un esposto promosso ieri da Flc-Cgil contro l’atto siglato dal sindaco di Monfalcone e da due dirigenti didattici che fissa un tetto, il 45%, alla presenza di bambini stranieri nelle scuole, asili compresi; la seconda è che Anna Maria Cisint, prima cittadina leghista, tira dritto e all’offerta dei sindacati di un «confronto, partendo però dal ritiro dell’atto», replica: «Non se ne parla nemmeno».

Dunque l’amministrazione ingaggia uno scontro frontale coi sindacati della scuola, nonostante i rapporti fin qui distesi, almeno sul piano delle politiche occupazionali. «Se ritiro l’accordo? Non ci penso affatto – commenta il sindaco –, anche perché non siamo stati dei battipista sull’indirizzo: già la Regione Veneto prima e il Comune di Venezia poi hanno adottato un protocollo simile al nostro, incassando perfino il plauso del Prefetto. Quindi l’unica vera differenza è che lì, con un tetto del 30% di stranieri in classe, i firmatari sono stati applauditi come promotori dell’integrazione, mentre qui, col 45%, siamo stati tacciati di razzismo». Sono 79, per la maggior parte stranieri, i bambini rimasti fuori dalle scuole dell’infanzia.

Ma veniamo all’esposto. «Si ravvisano irregolarità che a nostro avviso possono sfociare sul penale – spiega il segretario regionale Flc-Cgil Adriano Zonta –, ma sarà la magistratura a decidere. Noi invieremo l’esposto anche al Garante dei Minori e al Miur». Per la Flc-Cgil l’accordo di programma «non parla di inclusione e integrazione, bensì esclude i bambini». La Confederazione, che non ha fornito il testo dell’esposto, elaborato da un proprio pool legale, non nega «la forte presenza di stranieri a Monfalcone», ma «i bimbi non possono essere messi in mezzo, né ci può essere discriminazione». «Se si pensa allo straniero come a un fastidio – prosegue Zonta – non si fa del bene. Perché invece dà lavoro, produzione e benessere al monfalconese che opera grazie alle commesse. È vero, come dice Cisint, che tutti i soggetti vanno interessati, compresa l’azienda, ma non con la filosofia del “Si arrangi Fincantieri”». «Da 3 anni – arringa il sindacalista – si avevano i dati demografici, come mai non si è pensato a risolvere prima il problema dell’esubero? Siamo disponibili a discutere, ma l’accordo va ritirato: urge un tavolo sul dimensionamento scolastico». «Il tetto – conclude – è discriminatorio. E non ce l’ho col sindaco, che fa il suo mestiere, ma coi dirigenti che ci sono “cascati” e hanno firmato. Come mai l’Ufficio scolastico regionale non ha impedito l’atto?».

E Cisint? «Non abbiamo paura – attacca il sindaco – per ragioni giuridiche, didattiche e pedagogiche riteniamo di procedere. Anzi, il prossimo anno ridurremo il tetto al 40%. Le precedenti politiche hanno solo portato alle classi-ghetto». «Da mamma – spiega – non trovo giusto che i bambini monfalconesi fuggano in altri comuni. Nel 2016 erano 90, ora sono la metà». La prima cittadina chiederà al tavolo in agenda venerdì con l’assessore regionale Alessia Rosolen, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Igor Giacomini e il senatore Mario Pittoni «classi più piccole e classi-ponte». Cioè? «Spazi in cui i bimbi stranieri possano apprendere esaustivamente la lingua italiana – risponde – così quando saranno pronti potranno essere inseriti in aula con gli altri». «Mi devono infine spiegare, i sindaci che vi hanno aderito -–

termina Cisint –, perché le Uti sono ok e le reti di scuola no. Ho appreso di molti posti liberi negli asili dei Comuni vicini: 30 a San Canzian, 20 a Staranzano, 18 a Ronchi, 15 a Fogliano. Come mai nessuno si offre di accogliere i 79 bimbi rimasti fuori?». —


 

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