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il caso

Lega contro Lega sulle classi-ghetto di Monfalcone

Il ministro Bussetti contro Cisint: «La scuola fa inclusione». Fedriga: «Con il 90% di stranieri non si fa integrazione»

MONFALCONE Irrompe sulla questione delle classi-ghetto, mettendo in subbuglio la maggioranza gialloverde a Roma, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. Tiene dunque banco in Parlamento – diventando così un caso nazionale – la decisione del sindaco Anna Maria Cisint di fissare un tetto del 45% alla presenza di bambini stranieri nelle scuole della prima infanzia a Monfalcone, con l’interrogazione urgente della senatrice dem Tatjana Rojc a chiedere se non vi siano «palesi violazioni degli articoli 2 e 3 della Costituzione» e appunto il ministro Bussetti, tecnico della Lega (per inciso lo stesso partito della prima cittadina bisiaca), a sconfessare il provvedimento, peraltro già avallato da Matteo Salvini. Se non fuoco amico, una brusca frenata sugli intendimenti.

«Mi sono informato con gli uffici provinciali i quali hanno dato la possibilità di attivare due classi in più – così il Ministro ieri mattina nel corso di una trasmissione radiofonica – e comunque siamo sulla soglia in percentuale della norma richiesta. Mi sono attivato martedì per evitare episodi del genere». Quindi il colpo di grazia del ministro, intervenuto ieri a “La radio ne parla” sull’esclusione di 76 bambini dalle materne cittadine per evitare le ribattezzate classi-ghetto: «L’inclusione è uno degli obiettivi della scuola per noi».

A dare il la alla vicenda, sulla ribalta nazionale, l’interrogazione della senatrice Rojc (Pd) – destinatari Bussetti e il ministro alla Famiglia Lorenzo Fontana – al fine di conoscere le iniziative da adottare «affinché sia assicurato a tutti i bambini il diritto allo studio e alla formazione, evitando il possibile trauma di una discriminazione precoce e, al contrario, offerta l’opportunità di una armoniosa e progressiva integrazione».

Infatti, stando alla dem, ai piccoli sarà «di fatto impedito di conoscere coetanei di altre origini, avranno problemi di lingua e di inserimento nella comunità cittadina, mentre per le scuole materne di Monfalcone si aprirebbe un problema di insegnanti in esubero». E rigira il dito nella piaga anche Nicola Fratoianni di Leu, che definisce la «deriva propagandistica» della Lega «senza fine» e parla, a proposito del tetto negli asili, di «palese violazione della Costituzione»: «Perfino il ministro dell’Istruzione del governo Lega/M5S ha preso le distanze dall’iniziativa della sindaca leghista di Monfalcone, confermando che uno degli obiettivi principali della scuola è l’inclusione, e si è impegnato pubblicamente a evitare episodi di questo genere». Fratoianni, pure autore di un’interrogazione parlamentare sul punto, denuncia l’intento di «dividere i figli degli operai»: «Una classe, quella operaia, che nella giungla dei subappalti rischia ogni giorno la vita e il cui vero nemico non è lo straniero, ma la mancanza di un lavoro dignitoso e sicuro».

Diametralmente opposta la visione del governo regionale locale, retto sempre dal Carroccio. In difesa di Cisint (che aveva già incassato il placet di Matteo Salvini) e della convenzione stipulata coi dirigenti scolastici interviene infatti il presidente del Fvg Massimiliano Fedriga: «Quando ci sono classi con il 90% di bambini stranieri non si fa integrazione». A Monfalcone, ha ricordato, «il 22% della popolazione è straniera». «Cisint – sempre Fedriga – si è interfacciata anche con l’Ufficio scolastico per cercare di trovare le migliori soluzioni, penso però che l’alternativa non sia fare classi in cui c’è il 90% o il 100% di bambini stranieri».

Soprattutto

il mondo a sinistra, comunque, appare sul piede di guerra. E se la Cgil ha già annunciato ricorsi, Rifondazione comunista bolla come «pessimo esempio di politica locale» il provvedimento, ribadendo quali diritti universali l’istruzione e la socializzazione. —


 

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