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Stretta ai controlli di polizia sui confini: un accordo Salvini-Fedriga sullo sfondo

L’incontro dopo Pontida. A Trieste 50 agenti da Padova e Firenze. Pattuglie anche in borghese, verifiche 24 ore su 24

TRIESTE La strada è stretta, ci passano a filo due auto. Siamo a Prebenico, piccolissima località carsica che fa parte del Comune di San Dorligo della Valle, in provincia di Trieste. È uno dei confini che divide l’Italia dalla Repubblica slovena e che rientra nei punti individuati fra quelli «di possibile maggiore ingresso e transito del flusso migratorio irregolare dai Balcani», spiega il governatore leghista del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Proprio in questi punti è stato rafforzato da ieri il presidio delle forze dell’ordine. All’ombra delle fronde degli alberi, ci sono fermi al guado gli agenti di polizia di Trieste, coadiuvati da una cinquantina di colleghi di Padova e Firenze. È partita così l’operazione organizzata da Prefettura e Questura, su spinta di Fedriga stesso in accordo con il ministro dell’Interno Matteo Salvini. I due leader leghisti si sono incontrati dopo Pontida. La manovra avviene nel più grande silenzio e nel massimo riserbo della Questura.

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Quello che si sa è che sull’arco delle 24 ore i mezzi delle forze dell’ordine controllano veicoli e identificano persone sospette. A Pese sono tre le auto, una va e viene seguito anche da una camionetta dei militari dell’Esercito. Una decina gli uomini, anche in borghese. Nella frazione di Draga Sant’Elia perlustrano la pista ciclabile. Ma c’è un’invasione di clandestini da Est? Nell’ultimo mese si è calcolato il 50% in più di arrivi, che si traduce in 10-15 richieste d’asilo a settimana che si aggiungono alla decina ormai consolidata. Tanti però vengono trasferiti altrove. Impossibile stimare per ora coloro che procedono verso altri lidi, che sono la maggior parte. «I fenomeni sono comunque contenuti», dice il prefetto di Trieste Annapaola Porzio, che sottolinea come l’operazione sia «di prevenzione» e avviene «nel periodo estivo, quando i numeri comunque crescono».

L’intento, dicono fonti accreditate, è quello di intercettare i profughi già fuori dall’Italia o su questo confine orientale per riammetterli in Slovenia. La Questura esclude che l’operazione incida sullo scorrimento del traffico. E c’è un motivo: le auto – che non per forza appartengono alla scuderia bianco blu – si concentrano soprattutto su confini minuscoli e abbandonati per intercettare passeur e migranti che arrivano attraversando i boschi. Se non è possibile, camminano sulla strada. Le divise girano con pistola d’ordinanza, niente di più, niente di meno. Nelle auto, per l’equipaggio, come al solito, è presente un’arma lunga, un mitra. I confini orientali tornano così a essere il punto caldo di questi mesi. E Fedriga canta vittoria. Si dichiara «molto soddisfatto per l’avvio dei controlli straordinari in prossimità degli ex valichi» grazie «al proficuo dialogo instaurato con il ministro dell’Interno Salvini, gli ottimi rapporti con la Slovenia e il prezioso quanto puntuale contributo di tutte le forze dell’ordine coinvolte». E conclude: «Se, come dice il governo austriaco, si deve arrivare all’eliminazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, si deve lavorare pure allo smantellamento dell’attuale modello di accoglienza». —


 

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