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Bandiera asburgica a Pontida: alleati in rivolta contro i leghisti Fvg

Azzurri e Fratelli d’Italia attaccano i vessilli esposti a Pontida. La replica degli assessori padani: «Polemiche strumentali»

TRIESTE I colori bianchi e rossi della casa d’Asburgo a far da sfondo a un’alabarda gialla. È il simbolo di sempre della Lega triestina, ma i vincitori diventano antipatici e l’esposizione dal palco di Pontida della bandiera della Lega Nord Trieste manda su tutte le furie gli alleati del centrodestra, che per la prima volta entrano in polemica con le nostalgie indipendentiste rappresentate dal vessillo, parte del bagaglio culturale del Carroccio prima maniera. E così, in una tensione tutta giuliana, Fratelli d’Italia e Forza Italia vanno allo scontro con l’azionista di maggioranza della coalizione, con tanto di rissa verbale scoppiata in Consiglio comunale fra il vicesindaco leghista Paolo Polidori e l’ex consigliere regionale forzista Bruno Marini.

Tutto nasce dalla kermesse della Lega, dove i rappresentanti del Friuli Venezia Giulia accompagnano sul palco il governatore Massimiliano Fedriga, affiancato dalla bandiera della Trieste asburgica e da quella friulana, rette rispettivamente dall’assessore Pierpaolo Roberti e dalla collega Barbara Zilli. La prima reazione è di Fratelli d’Italia, che sui social scrive con abbondanza di maiuscole: «Prima gli Italiani e poi porti in diretta nazionale la bandiera di Trieste asburgica? Non è così che si devono comportare un presidente di Regione e un assessore triestino. Sulle nostre terre è stato versato sangue per essere Italiani. Nelle nostre terre sono arrivate persone che hanno lasciato tutto per restare Italiani». Il capogruppo Claudio Giacomelli spiega che «secca che ad esporre il simbolo siano esponenti istituzionali, tanto più nell’anno del centenario della Grande guerra».

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Il forzista Piero Camber ne fa invece questione di campanile: «Che tristezza vergognarsi della nostra bianca alabarda su fondo rosso». Il consigliere comunale Michele Babuder si dice a sua volta «molto amareggiato: “prima gli italiani” ma ben pochi tricolori. Viva Trieste italiana». Il collega Marini racconta a sua volta di «un fortissimo fastidio nel vedere un vicensindaco e oggi assessore regionale sventolare in diretta tv nazionale la bandiera di Trieste austriaca invece della bandiera del nostro Comune con alabarda bianca su sfondo rosso. Il tutto in nome del nostalgismo di un tempo passato».

Ed è proprio Marini che ieri mattina arriva alla lite con Polidori prima dell’avvio di una seduta di commissione. La posizione del vicesindaco leghista è d’altronde agli antipodi: «Genera stupore che qualcuno si irrigidisca di fronte al fatto che le bandiere di un partito siano quella storica per Trieste e quella con l’aquila per il Friuli: simboli di appartenenza. Svegliarsi dopo quasi trent’anni, tanti sono passati da quando la Lega Nord Trieste adottò la bandiera storica della città, sembrerebbe un tantino fuori luogo, fuori tempo». La piccata autodifesa arriva poi direttamente da Roberti: «Se vado alla manifestazione del mio partito, porto la bandiera del mio partito. Il simbolo da sempre della Lega Nord Trieste: se ne sono accorti solo ora? Noi diamo risposte ai cittadini e non ci perdiamo in stupidaggini: mentre gli alleati si perdono in polemiche strumentali, noi ci godiamo la risposta dell’elettorato». Attacco a Fi e Fdi anche dalla collega Barbara Zilli: «Credo che i nostri amici stiano soffrendo il caldo estivo. I triestini sono sempre venuti a Pontida con quella bandiera e non sono ammissibili critiche da chi non fa parte della Lega». Appena passato da Forza Italia al Carroccio, Everest Bertoli, ricorda che «quel simbolo era sulla scheda elettorale anche alle ultime comunali e nessuno alzò un sopracciglio. Forza Italia polemizza sulla bandiera e intanto perde consensi alla velocità della luce».

Nel dibattito interviene anche la deputata dem Debora Serracchiani, per mettere in luce le contraddizioni fra gli alleati: «Le insofferenze di Fi verso la Lega vanno ben oltre i simboli. Fi sta perdendo un ruolo e ogni occasione è buona per piantare paletti identitari. Questa delle bandiere mi pare un pochino debole, anche se si sa che la passione del Carroccio per l’Italia è recente e opportunistica. Sono lontanissima dalla Lega ma non vado a dirle che simbolo sventolare, se è cosa lecita e non offensiva. E poi Trieste è la città della coesistenza: il tricolore è un culto e io sono a favore del monumento a Maria Teresa». Il grillino Paolo Menis scuote la testa: «Sciocchezze di cui non frega niente a nessuno. La politica deve risolvere i problemi dei cittadini e rendere efficiente la pubblica amministrazione». –


 

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