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Porti nel mirino Ue: l’Italia prepara la difesa

Container nel porto di Trieste

Il presidente Assoporti Zeno D’Agostino: «Ecco perchè il nostro sistema di tassazione non costituisce aiuto di Stato»

TRIESTE É arrivata a Roma il 30 aprile scorso la lettera della Commissione di Bruxelles composta da 14 pagine che intima agli scali il pagamento delle tasse perchè equiparati a imprese. In questi giorni dovrebbe partire la risposta motivata dell’Italia ai rilievi dell’Ue.

In ballo ci sono cifre importanti. Le concessioni e le autorizzazioni pesano per il 50% dei bilanci delle Authority per un valore che si aggira intorno ai 100 milioni di euro, in base alle entrate del 2016. Secondo Bruxelles ...

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TRIESTE É arrivata a Roma il 30 aprile scorso la lettera della Commissione di Bruxelles composta da 14 pagine che intima agli scali il pagamento delle tasse perchè equiparati a imprese. In questi giorni dovrebbe partire la risposta motivata dell’Italia ai rilievi dell’Ue.

In ballo ci sono cifre importanti. Le concessioni e le autorizzazioni pesano per il 50% dei bilanci delle Authority per un valore che si aggira intorno ai 100 milioni di euro, in base alle entrate del 2016. Secondo Bruxelles le operazioni delle infrastrutture portuali costituiscono un'attività commerciale a tutti gli effetti e quindi le società pubbliche che svolgono questo tipo di attività devono essere sottoposte all'imposta societaria così come i privati.



Ma i porti italiani devono pagare le tasse? Il presidente di Assoporti (e dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale che comprende Trieste), Zeno D’Agostino, in un intervento pubblicato sul sito della Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica (Confetra) contesta quello che l’Ue nel suo dossier considera come un «ingiustificabile vantaggio selettivo capace di falsare la concorrenza e di incidere sul commercio all’interno dell’Unione». Le tasse portuali devono assoggettarsi alle imposte sui redditi? Secondo D’Agostino l’Ue nella sua posizione ricalca “in modo pedissequo e livellante” posizioni già assunte in altri Paesi nonostante il sistema italiano di tassazione sia «profondamente differente da quello applicato in altri Stati membri». A luglio dell'anno scorso la Commissione aveva infatti già chiesto a Francia e Belgio di mettere fine alle esenzioni fiscali per i loro porti, e lo stesso era avvenuto a gennaio 2016 per l'Olanda, a cui era stato chiesto di abolire le esenzioni dall'imposta sulle società per i suoi sei porti, non solo per le imprese private ma anche per quelle pubbliche.

Per il presidente dell’Associazione porti italiani ci sono profonde differenze fra i casi di Francia, Belgio e Paesi Bassi e l’Italia: per questo i rilievi della Commissione Ue muovono da presupposti «scorretti». La difesa dell’Italia, nella analisi di D’Agostino, dimostrerà che il regime di tassazione delle Auhority nell’ordinamento italiano «non solo non concede alcun vantaggio selettivo, ma non rientra neppure nel campo applicativo della sezione sugli aiuti di Stato prevista dai trattati dell’Ue.

Le regole in materia di aiuti di Stato si applicano esclusivamente alle imprese, mentre nell’ordinamento italiano le Auhority – a differenza di altri paesi europei – «non sono imprese ma enti pubblici non economici». Le Auhority italiane, spiega nel suo intervento D’Agostino, «non solo non offrono beni e servizi su alcun mercato ma non sono titolate a determinare autonomamente l’importo della tassa (il canone demaniale) che riscuotono per conto dello stato proprietario».—