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il caso

Sofia concede la “grazia” alla mucca Penka

Favorevoli i risultati dei test di laboratorio. Per l’animale si era mosso anche Sir Paul McCartney

BELGRADO. La “grazia”, dopo tante polemiche e critiche, è alla fine stata concessa. La mucca bulgara Penka, al centro da giorni di un caso internazionale, non sarà abbattuta. Lo ha annunciato ieri in una scarna nota l’Agenzia bulgara per la sicurezza alimentare (Bfsa), svelando che «i risultati dei testi di laboratorio» a cui la vacca era stata sottoposta dopo l’esplosione del caso «sono favorevoli». Favorevoli all’animale, fuggito a metà maggio in Serbia – Paese extra Ue – e poi rientrata irregolarmente in Bulgaria, Stato membro della Ue, in violazione delle regole sulla sicurezza dei cibi e sulla salute del bestiame, ovvero senza documenti riconosciuti.

Il suo padrone, Ivan Haralampiev, mente di una campagna mediatica a favore di Penka che ha ben presto superato i confini bulgari, aveva denunciato l’assurdità della vicenda, assicurando che «un veterinario» dell’Agenzia di Sofia era «pronto a eliminarla», malgrado Penka fosse ritornata in patria con annesso certificato di buona salute delle autorità serbe. Le cose sono andate diversamente e «si attende che entro la fine della settimana» la mucca fuggitiva possa ritornare all’allevamento di Haralampiev, ha specificato la Bfsa. Diversamente anche grazie a una mobilitazione senza precedenti, con i media britannici scatenati contro una Ue a loro dire kafkiana. E una petizione da consegnare all’Europarlamento per chiedere di mostrare un po’ di «compassione» firmata da 30mila persone. Tra gli alleati della mucca, anche l’ex Beatle più famoso, Paul McCartney, che domenica ha scritto ai suoi sette milioni di follower che sarebbe bello che a una «mucca gravida» sia data «la grazia», perché «non ha fatto nulla di male», a parte superare i confini degli uomini, a sua insaputa.

E l’eurodeputata Pd, Isabella De Monte, fra le prime e scendere in campo a favore di Penka, che ha parlato di «un colpo a quell'eccesso di rigore burocratico di cui l’Europa stessa finisce vittima troppo spesso». Caso che si chiude anche con il commento soddisfatto della Commissione europea, che con il suo

portavoce, Margaritis Schinas, si è unita al coro di «lunga vita a Penka».

Ma ci sarebbero altre decine di casi simili nell’Ue, ha svelato l’Ong “Four Pawns”, specificando che Penka potrebbe rappresentare un importante precedente. (s.g.)
 

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