Quotidiani locali

scuola

Persi quattro bidelli su dieci in Friuli Venezia Giulia dal 2008 a oggi

Allarme della Uil sul crollo degli operatori scolastici negli istituti del Fvg. Dati in picchiata anche per assistenti amministrativi e operatori tecnici

TRIESTE. Si chiamavano bidelli e ora sono i collaboratori scolastici. Il nome è più lungo, ma loro sono sempre di meno. La sforbiciata è del 40% in dieci anni, secondo i calcoli della Uil Scuola del Fvg, in grado di anticipare la previsione per il prossimo anno scolastico: un incremento di appena 15 unità che, secondo il segretario regionale Ugo Previti, «è poca cosa rispetto al crollo degli organici che soffriamo da troppo tempo».

Nel dettaglio, i collaboratori scolastici in regione nel 2016/17 erano 2.668 e sono diventati 2.671 (+3) nel 2017/18, il 2% del totale nazionale di 131.143. Nel 2018/19, a quanto riferisce la Uil relativamente alle dotazioni organiche regionali in costruzione a Roma, dovrebbero essere 2.686 (compresi i 126 al lavoro negli istituti con lingua di insegnamento slovena), appunto 15 in più da un anno all’altro. Nulla che accontenti il sindacato che fa sapere anche le cifre, sempre nell’ambito del personale Ata, degli assistenti amministrativi: 855 due anni fa, 857 quest’anno e probabilmente 862 nel 2018/19 (compresi i 34 nelle scuole slovene): anche in questo caso, dunque, la situazione non cambia più di tanto, con un calo stimato nel decennio del 30%. «In segreteria - incalza Previti - c’è una rilevante mole di lavoro e il personale non ha il tempo nemmeno per potersi aggiornare». Infine, gli assistenti tecnici, confermati a quota 340 (13 nelle scuole slovene).

«Numeri troppo piccoli rispetto alle esigenze di una scuola che ha perso quattro bidelli su dieci - aggiunge il segretario Uil -. Parliamo di figure professionali caricate di mansioni importantissime». Innanzitutto la sorveglianza di alunni che fino all’ultimo anno della scuola superiore sono minorenni e hanno bisogno di vigilanza in qualsiasi situazione, ma anche di tutte le altre persone che accedono ai locali dell’istituto. Poi si tratta di mantenere pulito, in modo regolare, l’edificio scolastico: «Non il semplice ordine, ma la disinfezione e l'estrema cura per rendere l’ambiente adatto al suo uso e in nessun modo dannoso». Quindi il sostegno a bambini e ragazzi diversamente abili: dalla deambulazione all’ausilio nell’igiene di base, in sinergia con gli insegnanti di sostegno. E ancora la collaborazione nell’attività didattica: i docenti sanno di poter contare sulla figura del collaboratore per un aiuto durante una particolare lezione, per vigilare meglio sui ragazzi, ma anche per la comunicazione con la segreteria, con gli studenti o con chi si trova all’interno della scuola. Infine, il servizio di filtro per le chiamate che arrivano al centralino della scuola.

Con un nuovo governo - e un docente, Marco Bussetti, ministro della Pubblica istruzione - Previti pensa anche ad altre partite: «Probabilmente i due programmi, antitetici, tra Lega e M5S, non consigliano interventi particolari. Ci sembra un bene visto che occorre consentire alla scuola di riprendere fiato dopo la overdose di riforme e di tagli degli ultimi vent’anni. Con il contratto appena firmato, opportunamente - prosegue il sindacalista -, abbiamo già posto modifiche alla legge 107 e permesso, attraverso interventi di ripristino normativo, una ritrovata considerazione sociale e professionale ai lavoratori della scuola. Ci auguriamo che il nuovo ministro, che ben conosce problemi vecchi e nuovi del sistema scolastico, voglia perseguire la strada intrapresa».

Nel recente congresso regionale della Uil, «abbiamo definito una linea sindacale che interviene sulle motivazioni che possono ridare dignità in primo luogo all’istituzione scolastica, che deve essere quella della Costituzione: statale laica e nazionale. La nostra attenzione è rivolta a valorizzare il ruolo di docenti, Ata e dirigenti che sono, insieme ad alunni e famiglie, l’elemento costitutivo della comunità scolastica». I nodi? Retribuzione, «servono interventi finanziari mirati», e precariato, a partire dal caso delle maestre con diploma magistrale che rischiano il posto: «La questione va risolta con un provvedimento ponte, quanto mai urgente». Più in generale, «occorre eliminare l’assurda e anacronistica

distinzione tra organico di diritto e di fatto. Vista l’alta denatalità, il sistema attuale risulta instabile e non governabile, sia per il personale che per gli alunni, per il loro diritto allo studio e alla continuità didattica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro