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La politica sul caso porto di Trieste-Gmt: «Appoggio a D’Agostino»

Un presidio del Coordinamento lavoratori portuali davanti alla Torre del Loyd

Il presidente del Porto difeso da istituzioni ed eletti dopo la minaccia di dimissioni per la querelle sui genovesi all’Adriaterminal. Accordo trovato col sindacato Usb

TRIESTE Non ci sono genovesi che tengano. Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità portuale, incassa un’incondizionata fiducia dalle istituzioni e dal mondo politico. Posto che dimissioni non arriveranno ed è tutto bene quel che finisce bene (alla fine è stato trovato un accordo) la vicenda della Gmt all’Adriaterminal, all’interno del Porto vecchio, ha riconfermato la grande stima universale di cui gode il presidente del Porto di Trieste. «Non si dimette nessuno, è stato trovato un accordo ...

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TRIESTE Non ci sono genovesi che tengano. Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità portuale, incassa un’incondizionata fiducia dalle istituzioni e dal mondo politico. Posto che dimissioni non arriveranno ed è tutto bene quel che finisce bene (alla fine è stato trovato un accordo) la vicenda della Gmt all’Adriaterminal, all’interno del Porto vecchio, ha riconfermato la grande stima universale di cui gode il presidente del Porto di Trieste. «Non si dimette nessuno, è stato trovato un accordo ed ora partiranno gli affiancamenti e la formazione finalmente», fa sapere il Coordinamento lavoratori portuali di Trieste (Clpt Usb) che venerdì scorso aveva aperto la vertenza bloccando l’intervento della squadra di 10 portuali genovesi arrivati a Trieste con tre carrelli elevatori per svolgere attività di carico e scarico merce sulla nave “Bunum Elegance” all’Adriaterminal.

E se la minaccia di dimissioni di D’Agostino è stata derubricata, resta l’effetto che ha creato. «Sono contento che alla fine abbia prevalso il buon senso. Non aggiungo altro», commenta il senatore M5s Stefano Patuanelli che, pur confermando la sua stima a D’Agostino, non vuole alterare in alcun modo il fragile equilibrio ritrovato.

«Mi è parso uno sfogo legittimo. Mi sento molto vicino e solidale con lui. Stima incondizionata a D’Agostino. Le barricate di certi sindacati, oltre che strumentali, mi sono parse anche controproducenti per gli stessi lavoratori del porto. Mi piacerebbe che altri sindacati facessero sentire la loro voce sulla vicenda» commenta Paolo Polidori, vicesindaco leghista di Trieste. «Bisogna lasciar lavorare D’Agostino. Per lui parlano i risultati. Non servono a nessuno le sterili polemiche di alcuni sindacati. Non fanno bene al Porto e neppure ai lavoratori» aggiunge Sandra Savino, parlamentare di Forza Italia.

«D’Agostino, assieme al segretario Mario Sommariva, ha il merito di aver portato tanto lavoro al porto di Trieste. E di averne migliorato la qualità. La neonata agenzia dell’articolo 17 ha triplicato i numeri in questi anni. Non siamo più in una situazione come anni fa quando se veniva una squadra da fuori portava via il lavoro ai triestini. Quindi fa bene D’Agostino ad andare avanti per la sua strada», sintetizza il consigliere regionale dem Roberto Cosolini che da sindaco di Trieste aveva indicato per il Porto il manager veronese. «Piena vicinanza con il presidente del Porto. In questi anni ha messo in pratica le politiche del lavoro più innovative. Se c’è qualcuno di inattaccabile su questo versante è proprio lui assieme al segretario Sommariva. Con quest’azione sindacale si rischiava di creare un precedente pericoloso. Per arrivare a minacciare le dimissioni vuol dire che stavolta qualcuno ha esagerato», ribatte il consigliere regionale del Pd Francesco Russo.
 

Il caso Gmt ha riaperto anche il dibattito in città sulla sdemanializzazione del Porto vecchio. «In Porto vecchio una grande nave con un carico eccezionale e carenza di personale: questo il fatto alla base della vertenza che ha portato alla minaccia di dimissioni di uno dei più apprezzati e autorevoli presidenti di Autorità portuale», titola il blog economico “Rinascita Triestina”. Alla faccia di coloro che «per anni hanno detto che in Porto vecchio si possono fare solo turismo e musei perché non ci sarebbero fondali, banchine e quant’altro». La morale della vicenda, insomma, è questa: «All’Adriaterminal in Porto vecchio e grazie alla parte di Punto franco salvatasi dalla “sdemanializzazione” la Gmt movimenta 300 mila tonnellate all’anno. Inoltre la Gmt fa l’attività di “Borsa Metalli” molto vantaggiosa col Punto franco. Un’attività che crea posti di lavoro come si vede in questi giorni in cui si volevano lavoratori di rinforzo, inviati addirittura da Genova. La vertenza si risolverà certamente per la buona volontà dei lavoratori del Clpt-Usb e la saggezza dell’Autorità portuale. E Trieste non perderà un ottimo e autorevole presidente del Porto franco internazionale. E forse si capirà che Porto vecchio ha grandi potenzialità produttive grazie al Punto franco: in molti settori, non solo nella portualità».

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