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Tra terminal, navi merci e container l’Open day al Porto di Trieste

L'open day al porto di Trieste (Bruni)

In 600 hanno partecipato ieri all’evento a porte aperte per vedere da vicino come funziona e come “vive” lo scalo

TRIESTE Circa 600 le anime curiose che hanno partecipato ieri all’Open Day del Porto di Trieste, l’evento “porte aperte” promosso e organizzato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale insieme a tutte le associazioni di categoria, gli operatori e la comunità portuale.

"Il mio porto è..." il video finale dell'open day al Porto di Trieste



Le aspettative? «Sono molto interessata a visit ...

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TRIESTE Circa 600 le anime curiose che hanno partecipato ieri all’Open Day del Porto di Trieste, l’evento “porte aperte” promosso e organizzato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale insieme a tutte le associazioni di categoria, gli operatori e la comunità portuale.

"Il mio porto è..." il video finale dell'open day al Porto di Trieste



Le aspettative? «Sono molto interessata a visitare il Porto perché so che in questi anni è cresciuto tanto, e visto che sta diventando uno dei più importanti a livello nazionale e che tutti i triestini lo vedono da fuori ma nessuno ci è mai entrato, sono proprio curiosa di vedere finalmente cosa c’è al suo interno», spiega Chiara Soban, una giovane partecipante. L’iniziativa, strutturata su 8 turni dalle 9 fino alle 17, ha dato la possibilità agli iscritti di scrutare da vicino, tramite un tour guidato, i terminal principali, il carico e lo scarico di navi e traghetti, motori e bobine giganti pronti per l’imbarco, di conoscere le merci in transito, il contenuto dei container e la destinazione dei treni che servono ogni banchina del Porto di Trieste.

L'open day al porto di Trieste (Bruni)
Tutto esaurito all'Open day del porto di Trieste


Dunque, dopo una presentazione generale nella Sala Rossa, un pullman ha trasportato i visitatori dalla Torre del Lloyd attraverso le tappe del Porto: Terminal container (Trieste Marine Terminal SpA), Silocaf (Pacorini Silocaf Srl), Terminal multimodale (EMT Europa Multipurpose Terminals SpA), Terminal Ro-Ro (Samer Seaports & Terminal Srl), Scalo Legnami (General Cargo Terminal SpA), Piattaforma Logistica e infine Canale Navigabile (Wärtsilä Italia Spa, magazzini Frigomar Srl e altre aziende).

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È stato consentito agli spettatori di entrare in alcuni magazzini dove poter assaporare l’intenso aroma dei chicchi di caffè e di accedere alle celle frigorifere per scoprire come si conservano le merci. Stimolante inoltre l’opportunità di sentire dalla voce di chi ogni giorno “vive” lo scalo, quali siano le professioni e i lavori che lo animano: questo, con lo scopo di valorizzare gli operatori dei terminal che vogliono raccontarsi e mostrare di cosa si occupano nel dettaglio.

«Se da una parte questa è un’occasione bella con cui la città e la gente riesce a vedere il Porto, dall’altra è un investimento perché, oltre a credere molto nella nuova comunicazione, crediamo anche che se non c’è un rapporto umano nelle relazioni, probabilmente le cose non vanno come devono andare. Se c’è forse un segreto nelle cose fatte in questi ultimi anni, è proprio questo: nel rimettere l’essere umano al centro e nell’emozione che si crea nel rapporto con le persone, anche con i cittadini, non solo con gli addetti ai lavori. Noi pensiamo che ci sia un ritorno anche per il Porto, e non solamente per le persone che oggi vengono e passano una bella giornata. Per cui, da una parte è un investimento che in qualche modo facciamo per la città e dall’altra riteniamo che sia anche un investimento importante dal punto di vista commerciale per il Porto».

Così commenta l’evento Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale. «Il porto nasce per creare valore e occupazione – continua il presidente D’Agostino – e lo strumento per creare valore e occupazione è l’ambiente dei traffici. Ma chi pensa che l’obiettivo del Porto sia l’aumento del traffico sbaglia, poiché il traffico è solo uno strumento e non un obiettivo: è facile confondere gli strumenti con gli obiettivi, in tutti i settori. L’obiettivo quindi? Come la Polaroid, che è qualcosa di antico e che sta tornando e diventando di moda, così noi vogliamo fare con il Porto: è nato tre secoli fa e noi vogliamo farlo diventare qualcosa di utile e all’avanguardia anche per il futuro».

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