Quotidiani locali

incendio

Trieste, ucciso dalle fiamme mentre dorme in auto

La vittima è Marino Fabris, ex portuale di 75 anni, con problemi di alcolismo e disagio mentale. Viveva in una vecchia Passat pur possedendo un alloggio

TRIESTE Alle dieci e mezzo di mattina, dodici ore dopo l’incendio, il bollettino medico dice che le condizioni sono gravi. Anzi, disperate. La vita del settantacinquenne Marino Fabris, intubato in un letto del reparto di terapia intensiva di Cattinara, è appesa a un filo. Ha ustioni di terzo grado in tutto il corpo. Morirà qualche ora dopo. Una fine atroce. Marino, triestino, era dentro l’automobile che martedì sera ha preso fuoco in un parcheggio di viale Campi Elisi, in un gruppo di case Ater all’altezza del civico 55. Una piccola fetta di periferia degradata, che poco o nulla ha a che vedere con il quartiere residenziale che si apre poco più avanti.

I soccorsi all'uomo rimasto...
I soccorsi all'uomo rimasto intrappolato nell'auto andata a fuoco (foto di un lettore)

Marino era all’interno dell’auto ma nessuno lo sapeva. Quando sono arrivati i pompieri pensavano di dover intervenire per domare le fiamme che lentamente si stavano divorando l’abitacolo. Invece c’era anche un uomo anziano, riverso sul sedile, incosciente. I finestrini erano chiusi, il fumo l’ha praticamente soffocato. Il settantacinquenne probabilmente si è addormentato con una sigaretta accesa. Fabris in quella macchina, una vecchia Passat station wagon, praticamente ci viveva. L’altro ieri, come faceva ormai da tempo, era entrato nella Passat per coricarsi. Lì teneva vestiti, sacchi, borse, coperte, ora anneriti dal fuoco. Attorno aveva sistemato sedie, un tavolino, una bicicletta. Una sorta di accampamento. Così, in giardino, sotto le abitazioni.

Ma il settantacinquenne non era un “clochard”, non nel senso comune del termine, perché un alloggio ce l’aveva: proprio a pochi metri di distanza dal posteggio, al civico 35. Non era un “senzatetto” ma viveva come un barbone. Qui ormai tutti si erano abituati di quella presenza bizzarra. Di lui si sapeva molto, della sua storia di alcol e disagio psichico. Che certo più di qualche noia dava alla gente: chiedendo in giro, tra il caseggiato, sono in tanti a riferire di episodi vandalici e aggressioni. «Era un disastro, minacciava, spaccava tutto - racconta un residente - era diventato impossibile averlo qua». «Pazzesco, era insopportabile, un vero pericolo», aggiunge un altro. Racconti che portano a pensare il peggio: che la vettura dell’anziano sia stata data alle fiamme appositamente.

E se fosse stato cioè un regolamento di conti? La pista della sigaretta rimasta accesa, mentre la vittima si addormenta, al momento appare però la più plausibile. Sarà comunque la magistratura ad accertarlo, visto che la polizia - intervenuta assieme ai vigili del fuoco - ha segnalato il caso in Procura. Marino beveva. Era spesso sfatto di alcol. E può darsi che anche l’altra sera abbia alzato il gomito. D’altronde addormentarsi così, con una cicca in mano, fa pensare a questo: a un uomo ubriaco colto dal sonno. «Ma certo - riprende un sessantenne che abita in zona - lui fumava e beveva sempre. Lo vedevi di sera che entrava in auto e andava a dormire dentro. Talvolta non si reggeva in piedi...». Da quanto risulterebbe l’uomo era seguito dai servizi di salute mentale, dopo le continue segnalazioni dei residenti alle forze dell’ordine. Polizia e carabinieri si vedevano spesso da queste parti per sedare le liti della vittima con i vicini. Di lui e della famiglia. Ecco, la famiglia.

A sentire cosa dice chi conosceva il settantacinquenne, Fabris in passato conviveva con una compagna di etnia Sinti. Ma dopo anni di violenti litigi, lui se n’era andato. O era stato messo alla porta: l’alcol, si può immaginare, deve aver avuto un ruolo. La compagna continuava ad alloggiare nell’appartamento al numero 35, mentre Fabris dormiva in automobile. «Però - fa notare un vicino - da quello che sappiamo Marino riceveva una pensione come ex portuale. Un giorno ci aveva spiegato che era costretto a passare tutti i soldi alla donna. Lui stava fuori, spesso ubriaco sfatto. In pratica con quello che riceveva dalla pensione, manteneva lei e i figli». La storia di Marino si intreccia con altri episodi. Chi racconta di angherie, chi di furti. E chi di un giro di appartamenti abbandonati e occupati abusivamente da zingari. Sempre in questi caseggiati Ater di viale Campi Elisi. Ma ormai vivere così è la normalità», sospira una signora. «Alla fine ti abitui e ti abitui anche a Marino che dorme da solo in un’auto in giardino».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PUBBLICARE UN LIBRO

Sconti sulla stampa e opportunità per gli scrittori