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La nave Triglav si guasta. «Esercito sloveno da rifare»
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La nave Triglav si guasta. «Esercito sloveno da rifare»

Il capo dello Stato Borut Pahor chiede nel giorno della Festa delle Forze armate più risorse per la difesa. L’unità della marina partecipa all’operazione Sophia

LUBIANA. Una festa amara quella celebrata ieri dalle Forze armate della Slovenia nella ricorrenza della loro nascita il 15 maggio del 1991 quando i ragazzi di leva hanno iniziato a servire la “patria” esclusivamente nell’ex repubblica jugoslava. Amara, innanzitutto per le parole pronunciate dal comandante in capo delle stesse Forze armate, ossia il capo dello Stato Borut Pahor che, sintetizzate, richiamano il celebe motto del famoso ciclista e “giusto tra le nazioni” Gino Bartali: «L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare». E poi per la figuraccia rimediata dall’unica unità navale di guerra della Slovenia, il “Triglav” che, impegnato nelle operazioni di salvataggio dei profughi nel canale di Sicilia non ha nemmeno potuto iniziare la propria missione in quanto è giunto a malapena nel porto di Augusta con tre motori guasti.

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Premesso che la sicurezza è diventata oggi «una faccenda complessa» che abbisogna di un approccio professionale e multifaccia e che il mondo è più vulnerabile, la Slovenia a tutto ciò dovrà opportunamente adattarsi, «per cui non resta altro che incrementare i nostri sistemi di sicurezza». «Per questo bisogna interamente rinnovare e accrescere tutto il sistema della sicurezza nazionale, dall’esercito alla polizia, passando attraverso i servizi segreti, quello civile e quello militare, per giungere fino alla protezione civile». Insomma una vera e propria rivoluzione copernicana dopo che la Nato ha bocciato gli standard di preparazione di un battaglione da combattimento dell’esercito sloveno, episodio che aveva addirittura evidenziato la carenza di qualità degli anfibi indossati dai militari ed era costato il “posto” al capo di stato maggiore. Ma Pahor non ha dubbi: «Il rinnovamento del sistema della sicurezza nazionale è improcrastinabile e questo compito spetterà al nuovo governo (in Slovenia le elezioni politiche si terranno il 3 giugno ndr.) e all’intera classe politica del Paese».

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Il presidente della Repubblica è stato molto chiaro a proposito. La Slovenia, ha detto, ha bisogno di «un Esercito ben armato, ben addestrato e operativo, capace senza indugi a collaborare nelle missioni internazionali e garantire la sicurezza militare della patria». «Certo - ha proseguito Pahor - la Slovenia non è militarmente minacciata, ma vero è che quando ci si rende conto della minaccia è oramai troppo tardi per porvi riparo». Il capo dello Stato si rende conto dei problemi di far quadrare i conti del bilancio dello Stato, tuttavia ha chiesto che il prossimo governo sappia attuare una politica finanziaria in grado da non trasformare le forze armate in una sorta di parente povero del Paese.

E mentre a Lubiana il presidente pronunciava il suo accorato appello nelle acque del Mediterraneo si consumava la brutta figura della nave “Triglav”. Dopo la navigazione da Capodistria, partenza il 20 aprile scorso, per partecipare alla missione Eunavfor Med Sophia nel canale di Sicilia l’unità navale è giunta al porto di Augusta dove si è evidenziato un guastato a uno dei tre motori. Risolto il problema però a guastarsi sono stati gli altri due per cui il comandante Simon Vrabec e i 46 uomini di equipaggio sono stati costretti a rimanere agli ormeggi ad Augusta.

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Una sosta che non si prevede breve. I pezzi di ricambio, infatti, non sono attualmente disponibili in Slovenia. Solo entro una decina di giorni si saprà quando la nave sarà in grado di riprendere il mare e la sua missione nel Mediterraneo della quale farà parte fino al prossimo 1 agosto.

Ricordiamo che la “Triglav” è salpata da Capodistria tra le polemiche visto che l’unità viaggia praticamente disarmata in quanto le sue dotazioni sono guaste oppure inservibili. Va detto che la Slovenia è l’unico Paese che si affaccia sull’Adriatico che sta volontariamente cooperando, sempre con nave “Triglav” nelle operazioni relative ai profughi nel Mediterraneo già dal 2015.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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