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Maratona decisiva in aula per il Centro congressi nel Porto Vecchio di Trieste

Esame nella notte della delibera sul project financing per i magazzini 27 e 28. Duro scontro in precedenza sul via libera definitivo al Daspo urbano

TRIESTE Si avvicina la nascita del nuovo Centro congressi in Porto vecchio. Il Consiglio comunale ha esaminato nella notte la proposta di delibera di project financing per la “realizzazione della nuova struttura nei magazzini 27 e 28”. È stata Elisa Lodi, assessore ai Lavori pubblici, a illustrare il progetto, ottenendo subito una sostanziale approvazione da parte della maggioranza e trovando aperture anche da parte dell’opposizione, pur con alcuni distinguo.

Bruno Marini (Forza Italia) ha pa ...

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TRIESTE Si avvicina la nascita del nuovo Centro congressi in Porto vecchio. Il Consiglio comunale ha esaminato nella notte la proposta di delibera di project financing per la “realizzazione della nuova struttura nei magazzini 27 e 28”. È stata Elisa Lodi, assessore ai Lavori pubblici, a illustrare il progetto, ottenendo subito una sostanziale approvazione da parte della maggioranza e trovando aperture anche da parte dell’opposizione, pur con alcuni distinguo.

Bruno Marini (Forza Italia) ha parlato di «carta decisiva per il territorio, fondamentale in vista di Esof. Oggi in questa chiave ritengo si possa abbattere la sala Tripcovich». Per l’opposizione Paolo Menis (M5s) ha confermato che «si tratta di un investimento per la città», mentre la sua collega di partito Cristina Bertoni ha invitato l’amministrazione «a prestare attenzione al piano finanziario». Per Paolo Polidori (Lega Nord) «di questo progetto beneficeranno le aziende e i lavoratori locali».

Nel corso della prima parte della seduta è stata approvata la delibera che introduce il Daspo urbano in città, provvedimento presentato dal vicesindaco Pierpaolo Roberti. Si tratta in sostanza dell’estensione in sede locale del provvedimento nazionale che punta a colpire chi viene trovato in stato di ubriachezza, compie atti contrari alla pubblica decenza, esercita il commercio abusivo, l’attività di parcheggiatore o guardamacchine abusivo, in aree importanti e centrali. Chi violerà questa norma andrà incontro a una sanzione amministrativa e a un ordine di allontanamento, che ne limiterà la libera accessibilità e la fruizione di infrastrutture pubbliche. Roberti ha precisato che «la competenza per l’adozione dei provvedimenti sarà della Questura, ma – ha sottolineato – su segnalazione della polizia locale». I proventi delle sanzioni saranno destinati a interventi di recupero del degrado urbano. Le aree nelle quali il Daspo urbano sarà operativo sono quelle delle Rive, con penetrazione verso l’interno fino all’ospedale Maggiore, di Cittavecchia, della riviera di Barcola, della zona dei Campi Elisi. Roberti ha precisato che «il testo risponde a ciò che i cittadini oggi chiedono. Questo – ha concluso – è un provvedimento di ordine pubblico, le politiche sociali devono trovare collocazione altrove». Nel corso della discussione, Menis ha espresso apprezzamento per la scelta del vicesindaco di stralciare, dal testo originario, la parte del provvedimento che prevedeva sanzioni amministrative a carico di chi ospita in un appartamento un numero di persone maggiore rispetto a ciò che stabilisce la legge nazionale in materia. Valentina Repini (Pd) ha detto invece che «la maggioranza applica la tolleranza zero esclusivamente per motivi politici e mostra i muscoli invece di attuare politiche reali contro la povertà».

Vincenzo Rescigno (Lista Dipiazza) ha osservato che «sono invece provvedimenti che puntano a migliorare la vita di tutti». Giovanni Barbo (Pd) ha definito ancora Trieste «città non pericolosa, per la quale non era necessario il Daspo». Alberto Polacco (Fi) ha accusato i consiglieri del Pd di «non ricordare che a proporre il Daspo è stato un esponente nazionale del loro partito». Polidori ha insistito sul fatto che «il provvedimento risponde a un’esigenza reale» ma per Fabiana Martini, capogruppo Pd, «in questo modo il centrodestra cerca solo di intercettare consenso».

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