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Mamma Regeni in sciopero della fame: "Liberate l'attivista"

Paola Deffendi Regeni, mamma di Giulio

La madre di Giulio chiede, assieme alla sua legale, il rilascio di Amal Fathy, arrestata in Egitto: è la moglie del direttore esecutivo di una ong impegnata al Cairo nell'assistere proprio la famiglia di Fiumicello nella battaglia per ottenere la verità

TRIESTE Nel tira e molla di arresti, minacce e tensioni da parte delle autorità egiziane, la madre di Giulio Regeni, Paola, insieme con il legale della famiglia Alessandra Ballerini, mette in gioco se stessa per protestare contro il fermo di Amal Fathy.

Non si tratta di una donna qualunque: è la moglie di Mohamed Lotfy, il direttore esecutivo di una ong - la «Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecrf)» - impegnata nell'assistere proprio la famiglia Regeni al Cairo nella battaglia ...

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TRIESTE Nel tira e molla di arresti, minacce e tensioni da parte delle autorità egiziane, la madre di Giulio Regeni, Paola, insieme con il legale della famiglia Alessandra Ballerini, mette in gioco se stessa per protestare contro il fermo di Amal Fathy.

Non si tratta di una donna qualunque: è la moglie di Mohamed Lotfy, il direttore esecutivo di una ong - la «Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecrf)» - impegnata nell'assistere proprio la famiglia Regeni al Cairo nella battaglia per ottenere la verità dopo quanto accaduto nella capitale egiziana tra gennaio e febbraio del 2016.

Da lunedì mattina, dunque, Paola Deffendi Regeni e Alessandra Ballerini, a staffetta, attueranno lo sciopero della fame per chiedere che la donna venga rilasciata immediatamente. In una breve nota per spiegare il perché del gesto, Paola Deffendi Regeni e Alessandra Ballerini si dicono, «da donne», «particolarmente turbate ed inquiete» per il protrarsi della detenzione di Amal e ribadiscono che «nessuno deve più pagare per la nostra legittima richiesta di verità sulla scomparsa, le torture e l'uccisione di Giulio».

Una iniziativa per la quale Paola e il legale chiedono il sostegno di tutti: «Vi chiediamo di digiunare con noi, fino a quando Amal non sarà finalmente libera. Noi siamo la loro speranza». Domenica ha fatto loro eco Erasmo Palazzotto di Liberi e Uguali, chiedendo di «sapere dal premier Gentiloni e dal ministro degli Esteri Alfano quali iniziative ufficiali abbia assunto in queste ore l'Italia affinché venga restituita la libertà» ad Amal, auspicando «un po' di coraggio civile».

Le tante scarne informazioni che giungono dall'Egitto hanno formato un puzzle secondo il quale la moglie del consulente legale della famiglia Regeni sarebbe stata fermata dalla Sicurezza egiziana probabilmente per uno sfogo postato su Facebook. Parole che potrebbero essere interpretate come un appoggio al terrorismo. Da quest'altra parte del Mediterraneo, però, il provvedimento della Sicurezza tradirebbe un certo nervosismo perché ci si starebbe avvicinando a scoprire i responsabili del bestiale omicidio del ricercatore di Fiumicello.

«Se questo accade vuol dire che siamo molto vicini alla verità», ha detto due giorni fa la signora Regeni. L'inquietudine è fondata: «Amal è stata accusata di terrorismo, un'accusa che in Egitto può portare all'ergastolo e alla pena di morte», ha riferito la signora Regeni parlando a un incontro al Salone del libro di Torino. Per la Efcr è la «settima volta» che «patisce intimidazioni e persecuzioni» da parte della Sicurezza. (Ansa)