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Laboratorio chimico “salvato” dai Cergol

Per la verità Antonio Paoletti lo aveva quasi profetizzato, quando sperava che un privato rilevasse il marchio e possibilmente qualcos’altro del Laboratorio chimico camerale. Forse aveva già i tre...

Per la verità Antonio Paoletti lo aveva quasi profetizzato, quando sperava che un privato rilevasse il marchio e possibilmente qualcos’altro del Laboratorio chimico camerale. Forse aveva già i tre punti in saccoccia e faceva un po’ di scaramantica pretattica: perchè a solo un mese dall’annuncio della dismissione dell’ultracentenaria struttura, si è definita la soluzione che consente a una bandiera con 112 anni di anzianità di continuare a garrire. La ricetta semi-salvifica - unica pervenuta all’attenzione del segretario generale Medeot in seguito a procedura selettiva - porta l’intestazione della gens Cergol. Il padre Franco ha creato Italspurghi nel settore ecoambientale e il figlio Mattia lavora con lui nella primigenia, mentre l’altro figlio - Lorenzo - manda avanti un laboratorio che si chiama New Eco operante in via Ressel, in quella stessa zona industriale dove via Travnik ospita lo smantellando Laboratorio della Camera di commercio. Ed ecco come si sostanzia il patto Paoletti-Cergol: i Cergol prendono in concessione marchio e cinque apparecchiature, con le quali proseguiranno alcune delle attività tradizionalmente svolte dalla struttura camerale, come l’analisi del caffè e le ispezioni sanitarie alimentari. Verseranno un canone annuo pari a 30.300 euro +Iva per una durata triennale. Trasferiranno gli strumenti nella loro azienda di via Ressel. Invece la Camera farà stimare l’immobile, in cui funzionava il Laboratorio, e le apparecchiature residue, per poi metterli all’asta previo bando. Soluzione che sembra soddisfare le esigenze dei contraenti. Perchè - commenta Paoletti - «daremo continuità a un importante servizio alle imprese con il marchio del Laboratorio chimico, che rimane proprietà della Camera di commercio Venezia Giulia». E convince anche Cergol: «Cominceremo al più presto a unificare dal punto di vista operativo le due strutture, la nostra volontà è di coinvolgere anche l’Università». Ma un ulteriore motivo spiega il valore strategico di questa scelta dei Cergol: Italspurghi tende a diversificare la sua attività, non limitandola allo “storico” lavoro nei rifiuti ma ampliandola all’ambito della bonifica ambientale, di cui c’è bisogno nel Sin (sito di interesse nazionale) come nel contiguo Sir (sito di interesse regionale attorno al Canale navigabile). Quindi diventa interessante il lavoro svolto da un laboratorio, in grado di allargare la platea della clientela. Ricordiamo che Italspurghi fattura 8,5 milioni e dà lavoro a una novantina di addetti. Un anno e mezzo fa ha procurato alla Protezione Civile 125 container attrezzati per ospitare le famiglie colpite dal sisma nelle Marche e in Umbria.

L’apertura del capitolo relativo al Laboratorio camerale è stato reso possibile in quanto il decreto legislativo 219/2016, che riforma l’attività delle Camere, prevede la dismissione di quelle attività, svolte in regime di concorrenza, non in grado di garantire l’autosostenibilità. In poche parole, il glorioso Laboratorio lavorava in perdita e al terzo esercizio consecutivo “rosso” Paoletti è stato obbligato a chiuderlo. La saracinesca è stata ufficialmente abbassata venerdì 30 marzo. La notizia era apparsa nel sito camerale non senza un filo di comprensibile malinconia, visto che il Laboratorio era sorto nel 1906, ben 112 anni fa. Per lungo tempo le analisi venivano svolte in uno degli ultimi piani dell’ex palazzo Dreher, poi nel marzo 2011 ecco il trasferimento nei 600 metri quadrati della nuova sede in via Travnik: spazio

e moderne dotazioni per rilanciarne il ruolo. La diplomazia paolettiana, a base di accordi con enti e associazioni imprenditoriali, non bastò per risalire la corrente, soprattutto da quando l’Agennzia delle Dogane aprì un’analoga iniziativa in piazza Panfili.

magr

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