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Junker: «L’Ue si apra a Est, evitare nuovi conflitti»
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Junker: «L’Ue si apra a Est, evitare nuovi conflitti»

Juncker paventa il ritorno degli Anni Novanta nell’area balcanica: «Dobbiamo dare a quei Paesi una prospettiva europea»

BELGRADO. Da una parte, il presidente della Commissione europea che lancia un allarme inaspettato e preoccupante. Paventando persino il rischio di future nuove guerre. Dall’altra, il leader di una delle potenze europee più influenti, la Francia, che fa spallucce. E suggerisce che il momento non è quello giusto. Il momento è quello per l’allargamento dell’Unione europea ai vicini Balcani ancora extra-Ue, tema sempre più rilevante nell’agenda di Bruxelles. Ma anche fonte di profonde divisioni nei ranghi europei.

A confermarlo, ieri, è stato il timore di Jean-Claude Juncker, espresso durante la sessione plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo dedicata all’avvenire dell’Europa, ospite d’onore e protagonista il presidente francese, Emmanuel Macron, che ha esposto agli eurodeputati la sua visione del futuro dell’Europa unita. Futuro, ha detto con parole estremamente chiare da parte sua Juncker, che si costruisce anche completando la casa europea, con l’inclusione dei Balcani. Già nel 2003, con il vertice di Salonicco, «abbiamo deciso di offrire alla gente» di quei Paesi una «prospettiva europea credibile», ha ricordato Juncker. Sono passati 18 anni e, a parte Slovenia e Croazia, il resto della regione rimane nella sala d’attesa di Bruxelles, nella speranza di un’adesione ancora remota.

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«Non sono naif, so che è un tema difficile e quali sono gli sforzi che i Balcani occidentali devono fare, la necessità che migliorino» su molti fronti. Ma non bisogna abbandonarli a se stessi, un’isola nel cuore dell’Ue, il chiaro appello. L’incognita? Non tanto una deriva dei Balcani verso nuovi-vecchi nazionalismi o la resa nelle mani di altre potenze – Mosca, Pechino o Istanbul – quanto quella di precipitare in una spirale violenta, per fortuna al momento non immaginabile. Ma Juncker – lo stesso che all’inizio del suo mandato aveva “sospeso” l’allargamento - ha fatto capire che non si tratta di un’opzione da fantapolitica. «Se non ci apriamo a quella regione, se non le diamo una prospettiva europea, vedremo la guerra ritornare in quell’area, come l’abbiamo vista negli Anni Novanta». «Non voglio assistere a un nuovo conflitto, dobbiamo aprirci ai Balcani», ha concluso Juncker, rivolgendosi a un attento Macron.

Le parole pronunciate da Juncker non sono una boutade. Già a marzo, parlando alla Deutsche Welle, Juncker aveva avvertito che senza una definita speranza d’integrazione Ue il rischio, sul lungo periodo, è quello di nuovi conflitti nei Balcani. «Nell’Ue c’è stanchezza verso l’allargamento, ma i Balcani sono davanti all’uscio e lì, non tanto tempo fa, si è condotta una guerra sanguinosa», scenario che «può ripetersi molto velocemente» se «cancelliamo la prospettiva dell’adesione», aveva concluso.

L’appello di Juncker non sembra però avere persuaso Macron. Il presidente francese infatti ha dato una risposta attendista al presidente della Commissione. Con parole che riflettono il desiderio di Parigi – ma anche di una maggioranza dei Paesi Ue, ha poi rivelato il Commissario Ue Johannes Hahn, citato dai media balcanici - di “congelare” l’allargamento ai Balcani. «Sosterrò l’allargamento solo quando ci sarà una profonda riforma della nostra Europa», ha chiuso le porte Macron: «Non voglio – ha aggiunto – che i Balcani si rivolgano alla Turchia o alla Russia, ma neppure un’Europa, che già funziona con difficoltà a 28 e presto a 27, che un giorno si ritrovi» con oltre trenta membri «e le stesse regole» di oggi, ha chiosato. Una chiusura, da parte di una delle colonne della Ue, che rischia di gettare un’ombra lunga sul prossimo vertice Ue-Balcani a Sofia, a maggio. E di far perdere la pazienza alle nazioni balcaniche ancora fuori dal club europeo più ambito. E da troppo tempo lasciate in anticamera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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