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Trieste, il “pistolero” di Longera agita il rione

Dopo l’incidente il quartiere s’ interroga sui pericoli legati al possesso di armi in casa. «Così non si ottiene più sicurezza»

TRIESTE  Da queste parti fanno ancora fatica a credere che la pallottola piombata contro il finestrino dell’auto posteggiata in via Cantù, nei pressi del civico 35, possa essere partita da qui, da Strada per Longera, a un chilometro e mezzo di distanza in linea d’aria. Ma ormai non ci sono più dubbi: il “pistolero” si è presentato personalmente dai carabinieri di via dell’Istria, già la sera dell’incidente, e ha confessato. È un pensionato che stava pulendo l’arma. Così ha detto. Il proiettile è esploso giovedì mattina per errore dal terrazzo della sua casa, in una viuzza alla base del quartiere.

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Secondo le testimonianze di chi ha sentito lo sparo e di chi in questi giorni ha notato un insolito via vai di carabinieri, si tratterebbe di un palazzo di via Antoni. In zona non si parla d’altro. E con una buona dose di preoccupazione e stupore: «Veramente?», domanda una signora, incredula, conversando con una conoscente alla fermata dell’autobus. «Pazzesco, poteva colpire qualcuno...poteva colpire una casa vicina, chiunque». Ci è mancato poco. Da Strada per Longera la pallottola ha seguito un percorso a parabola precipitando sul finestrino dell’auto posteggiata in via Cantù. In macchina c’era una persona.

Come ha spiegato il comandante dei carabinieri di Trieste, il colonnello Daniel Melis, il finestrino ha annullato completamente la residua forza cinetica del proiettile che si è poi depositato sul tappetino posteriore della vettura senza conficcarsi da altre parti. Ma se l’auto fosse stata aperta e la persona seduta dietro, anziché al volante, l’epilogo sarebbe stato ben diverso: l’automobilista avrebbe potuto essere centrato. L’ogiva rinvenuta sul tappettino è passata a meno di quaranta centimetri dalla testa del malcapitato.

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«Pazzesco, non posso credere sia successa una cosa del genere», ripete la signora. «La gente non deve tenere armi in casa. Ecco cosa succede... e poi parlano anche di armare la polizia municipale. Diventa un pericolo in più per tutti. Sinceramente - aggiunge - se so che il mio vicino ha una pistola nel cassetto del salotto, pronto a usarla, non mi fa stare più tranquilla, anzi...». Ma a Longera il discorso è piuttosto controverso. Sono in molti che la pensano diversamente. Il rione, man mano che si sale, è isolato. In tanti denunciano furti e tentati furti. «Siamo praticamente in campagna - fa notare un passante che abita nella parte alta -, negli ultimi anni vari residenti, qui, hanno subìto visite poco gradite.La gente teme per la propria sicurezza. Poi è anche pieno di cacciatori, soprattutto di cinghiali. Gente che in casa ha il fucile. Non vedo il problema».

«Io ritengo che non ci sia nulla di sbagliato a tenere un’arma nella propria abitazione - osserva Ottavio Filincieri, ex finanziere - naturalmente chi ce l’ha deve aver seguito un corso e comunque ci deve essere il parere di uno psicologo. Altrimenti come fai a difenderti, in campagna, se qualcuno entra nella tua proprietà? A Longera sono numerose le famiglie derubate».

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La signora Karin Sancin risiede nella casa più alta, in una stradina che si inerpica da una trasversale della via principale. «La questione è la legittima difesa - riflette - che è un diritto. Poi però succede che se spari al ladro, alla fine condannano te che hai sparato». Francesco Pincer, carabiniere in congedo, annuisce. «I casi di cronaca sono continui - afferma - e dimostrano che, alla fine, chi entra in casa altrui è tutelato nonostante abbia violato la proprietà. Mentre chi si difende si ritrova indagato e con guai giudiziari. Ma io, all’interno della mia proprietà, ho il diritto di difendere la mia abitazione e chi vive con me, cioè la mia famiglia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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