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Monfalcone, l’ex supermercato Hardi pronto a diventare un centro culturale islamico

Una folla alla presentazione del progetto. Bou Konate: «Noi immigrati siamo il 20% dei residenti. Giusto avere un nostro spazio. Non siamo fondamentalisti». Notata l’assenza del sindaco

MONFALCONE È stata una festa quella di ieri mattina, all’ex supermercato Hardi, che ha ospitato la presentazione del progetto di riqualificazione dell’immobile destinato a diventare centro culturale islamico. La “chiamata a raccolta” s’è tradotta in una folla radunatasi nello spazio esterno del complesso dalla superficie totale, compresa quella coperta, di 1.880 metri quadrati.

La presentazione del nuovo centro...
La presentazione del nuovo centro islamico di Monfalcone


Ormai proprietà dell’associazione Baitus Salat, attualmente operante nella sede di via don Fanin troppo ridotta per la preghiera ma anche per gestire le attività disciplinate da specifico statuto, il fabbricato di via Primo Maggio diventerà la «nuova casa». «Aperta a tutti – ha spiegato il vicepresidente dell’associazione culturale islamica, Alì Poesal –, potranno venire qui anche i componenti dell’altra associazione, Darus Salam», insediata da tempo in via Duca d’Aosta. Una festa perché ha rappresentato la «conquista» di spazi funzionali per professare la propria religione, ma anche per portare avanti le attività culturali e sociali. Un momento definito molto importante, l’inizio di un nuovo cammino dopo sei anni di «fatiche», quelle di riuscire ad acquistare la struttura per farne un riferimento stabile.

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Un «centro aperto a tutti – ha ripetuto Poesal – anche agli italiani», quasi come a dire «una casa di vetro», ponendo l’accento sulla volontà di integrazione. Le parole sono diventate poi uno sguardo alla realtà quando l’ex assessore Bou Konate ha osservato: «Gli immigrati a Monfalcone costituiscono oltre il 20%», la gran parte evidentemente musulmani. Già, non sono pochi.

L’associazione Baitus Salat ha invitato il sindaco Anna Maria Cisint. Non s’è presentato nessuno. Konate è stato franco quando ha affermato davanti a tutti: «È una grande gioia l’inizio di questo percorso dopo anni di tentativi e impegno. Questo non è un ambiente di fondamentalismo. E questo centro non basterà, assieme a quello di via Duca d’Aosta, perché la comunità musulmana è molto più numerosa».

Ha aggiunto: «È un diritto vivere la propria religione, la comunità crea cultura, la cultura è comunità. Gli immigrati vanno visti come cittadini, siamo qui da tanti anni, non siamo di passaggio. Bisogna aprire gli occhi alla realtà: amiamo tutti questa città e cerchiamo di collaborare. I nostri bambini sono nati qui. Vogliamo creare un ambiente giusto per vivere in assoluta serenità e tranquillità. Queste persone sono una ricchezza – ha concluso –, sono relativamente giovani, fanno figli, lavorano. Cerchiamo di dare loro un po’ più di rispetto e dignità».

Un messaggio che Konate ha rivolto alle istituzioni in primis. Konate ha anche “bacchettato” quanti sono giunti un’ora dopo l’inizio della presentazione: «Iniziamo a rispettare la puntualità, è anche rispetto per se stessi». Poesal ha spiegato: «La preghiera non è l’unica attività, fa parte di un insieme di iniziative. Qui insegneremo la lingua bengalese e italiana ai bambini, l’italiano alle donne. Faremo attività sportive, viaggi interculturali. E poi gli aiuti umanitari, il sostegno ai poveri, a chi non ha lavoro.

Collaboriamo inoltre per raccogliere fondi utili a poter inviare le salme dei defunti nei Paesi di origine, lo abbiamo fatto anche per un rumeno».

La preghiera non è mancata, mutuata dalle parole di Poesal che ha affermato: «Ci siamo rivolti a Dio per ringraziarlo di averci portato fin qui dopo un lungo viaggio iniziato nel 2013 assieme ai soci e ai fedeli e insieme siamo riusciti a comperare la sede.

Noi siamo per la pace – ha voluto sottolineare – non vogliamo andare contro le leggi e la popolazione italiane. Siamo parte della popolazione di Monfalcone e siamo pronti a collaborare con l’amministrazione comunale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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