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«Sei incinta? Ti assumo»: l’azienda triestina a misura di neomamme

La società di progettazione Cpi offre alle dipendenti con bebè flessibilità e spazi di coworking per conciliare lavoro e famiglia

TRIESTE «Quando ho detto al mio capo che ero incinta, mi ha assunta a tempo indeterminato». È una storia decisamente atipica quella raccontata da Delia Barzotti, responsabile marketing della triestina Cpi-Eng srl di Christian Bracich. Subito dopo il parto Delia ha scelto di tornare al lavoro, anche grazie allo spazio di coworking dell’associazione Laby, dove c’è un’area bimbi con tanto di educatrice.

Delia lavora lì con un contratto a tempo indeterminato da quando era in attesa della sua secondogenita Ludovica, che oggi ha quasi quattro mesi. «Inutile dire che con alcuni precedenti datori di lavoro mi è capitato di firmare dimissioni in bianco - commenta -. Un’esperienza comune a tante donne. Faccio anche volontariato e mi occupo di neomamme che subiscono mobbing in ufficio e affini. Alla mia prima trasferta, invece, siamo partiti in quattro: Christian, io, mio marito e mio figlio Nicolò, verso la Germania. Siamo una famiglia».

Cpi, società di ingegneria meccanica e progettazione industriale con clienti come Wärtsilä o Renault e sede in piazza Oberdan, ha una quarantina di dipendenti di cui cinque donne, «tutte in posizioni dirigenziali - prende la parola Bracich, il titolare -. Oltre a Delia c’è Vanessa, ingegnere meccanico, responsabile della qualità e project manager: segue uno dei nostri progetti più importanti. Alessia, responsabile Hr, è arrivata due mesi fa e ha un bimbo di sei mesi: dov’era prima non volevano passarla al part-time. Eleonora è responsabile degli acquisti e Francesca cura la parte amministrativa aspettando un bambino ».

«Non ho mai avuto paura di assumere e questo mi ha sempre portato bene - continua Bracich -. A me interessano le persone in base alle loro capacità: sono alla ricerca continua di gente in gamba e quando la trovo non intendo perderla. Le otto ore sono un concetto superato, sono per lavorare a obiettivi: meglio si sta sul posto di lavoro e meglio si fa. Di recente, inoltre, da noi tre o quattro uomini hanno preso il congedo parentale: un bel segnale di cambiamento».

Riprende a parlare Delia: «Dopo la nascita della bimba, mi sono trovata di fronte alla necessità di tornare a lavorare. Di solito alle donne si presentano due opzioni: appoggiarsi ai nonni, impossibile nel nostro caso, oppure avvalersi dell’astensione facoltativa per maternità, cosa che non volevo: ho chiesto e ottenuto di lavorare “da casa”, in fondo mi bastano un telefono e un computer».

In realtà spesso la neomamma si trova al civico 4 di via Cicerone, sede dell’associazione culturale Laby, con cui Cpi in assenza di un nido aziendale ha stipulato un accordo. Spiega la presidente di Laby Gabriella Marra: «Promuoviamo l’equilibrio tra vita professionale e privata. Abbiamo uno spazio di coworking dove offriamo a noleggio otto postazioni computer, che all’esigenza possono raddoppiare aprendo un’ulteriore sala - prosegue -. La struttura si rivolge sia a liberi professionisti sia ad aziende, con cui ci convenzioniamo per favorire il rientro morbido

dalla maternità: qui si può lavorare portando i figli con sé. C’è appunto un’area “cokids”, dedicata ai bimbi, dove per assisterli è presente un’educatrice. Affittiamo infine stanze per riunioni e corsi, di formazione e non solo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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